Carrara – Carmi – Museo Carrara e Michelangelo

Brevissimo articolo per ricordare il fatto di aver passato il giorno dei Santi (oltre al cimitero di Turigliano) presso il nuovo museo Carmi a Carrara, ubicato presso Villa Fabbricotti nel parco della Padula.

 

Naturalmente doveva insistere un piombinese per visitare questo piccolo scrigno nella città; dei miei amici carrarini nessuno c’era ancora stato.

A parte questo, il museo si trova immerso in un parco poco fuori dalla città; non solo il corpo principale, ovvero la Villa, è stata recuperata ma anche il parco è stato sistemato nella sua interezza, regalando alla cittadinanza un nuovo punto di aggregazione.

Sebbene il museo sia intitolato a Michelangelo, vista la sua storia personale intrecciata con la stessa città e le cave, non sono presenti opere del famoso artista.

Principalmente il percorso museologico (secondo la mia personale interpretazione) si divide in quattro parti:

  • Storia della famiglia Fabbricotti e della Villa
  • Gessi provenienti dall’Accademia di Carrara
  • Rapporto di Michelangelo con la città attraverso opere
  • Scene e costumi di film inerenti la vita di Michelangelo

La visita è molto interessante e per nulla noiosa.

Ora manca solo che il museo del marmo venga spostato in un luogo più consono, in città.

 

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Gita in Centro Italia 2018 – Sabato

E’ il giorno della partenza, ci attendono all’incirca 4 ore e mezzo di auto per tornare a casa e sebbene da una parte siamo rattristati per dover lasciare questi luoghi da un’altra parte siamo felici di poter riferire e raccontare le nostre emozioni a tutti.

Unico grave problema del viaggio è che ancora non siamo riusciti ad assaggiare gli arrosticini e dobbiamo rimediare assolutamente. Quindi non ci resta che rimanere in Abruzzo almeno fino a pranzo. In direzione Toscana uno dei pochi borghi nelle vicinanze non ancora visitato è Tagliacozzo, sì quello scritto nella Divina Commedia, quello della battaglia, proprio lui. Decidiamo, nonostante l’unica giornata di pioggia incontrata di visitare il paese e di cercare un luogo dove cucinassero la famosa prelibatezza.

Il centro di Tagliacozzo è molto grazioso e ben tenuto; la mia battaglia personale contro l’infopoint viene drammaticamente persa quando vedo il cartello che l’operatore è presente solo il giovedì mattina. Non ho parole per un paese che dovrebbe vivere di turismo.

Il centro è tutto in salita e inizialmente troviamo un luogo molto suggestivo, ovvero il chiostro di San Francesco, dove sono visibili scene della vita del Santo affrescate all’interno. La chiesa non la possiamo vedere e fotografare internamente in quanto vi era una messa abbastanza lunga, anche se sapevamo esserci sepolto il primo biografo di San Francesco, ovvero Tommaso da Celano.

All’interno del chiostro vi è anche un presepe:

Il Palazzo Ducale poco sopra invece lo troviamo naturalmente chiuso; è sabato mattina, chi vuoi che venga!

Salendo ancora, troviamo una porta aperta del Santuario e monastero dei Santi Cosma e Damiano; mia moglie viene rapita all’interno, mentre io maschio infedele vengo fatto accomodare direttamente fuori. Nel convento ci sono infatti le suore di Clausura e io non posso entrare. Mia moglie uscirà fuori con una serie di prodotti venduti come se fossero oro al fine di restaurare il monastero. Speriamo che il Nocino sia buono!

Qui di seguito la foto di alcune chiese non viste in quanto la salita si faceva via via sempre più dura e non sapevamo se il gioco valesse le candele e quindi, dopo aver scalato a mani nude la parete rocciosa ci siamo fermati e siamo tornati indietro.

E’ l’ora di pranzo e finalmente possiamo trovare gli agognati arrosticini: una decina possono bastare e non chiamateli spiedini mi raccomando. E’ carne di pecora di prima qualità!

Siamo pronti per il ritorno nella maremma nostrana e siamo colmi di entusiasmo, ma anche stanchi per i numerosi spostamenti.

E’ ovvio che questi articoli servono a ricordare momenti belli della mia vita, ed è anche vero che non posso e non riesco a descrivere tutto nella completezza. Molte volte sono logorroico e tedioso, altre più spumeggiante ma lo scopo del blog rimane lo stesso.

Ultime considerazioni sul viaggio; le tre regioni viste hanno potenzialità enormi. L’Umbria è già molto avanti con servizi, pulizia e decoro urbano mentre il Lazio ha l’eccellenza in casa, ma è molto caotica. Per l’Abruzzo invece non ho grandi termini di paragone; è una regione di montagna molto chiusa, non abituata allo “straniero”. Ha tesori immensi non valorizzati e la parola terremoto aleggia in ogni paese, mica solo per l’Aquila. Se pensiamo che ad Avezzano è rimasta in piedi solo una casa nel 1915 capiamo come sia sempre stata una terra ferita. I paesaggi montani sono molto diversi da quelli che conosco abitualmente, molto più allo stato brado. E i paesi; che dire dei paesi tutti arroccati, tutti nascosti tra le montagne? Sono magnifici quanto difficili da vivere e l’edilizia sta crollando. Il lavoro sicuramente è alla base di tutto, ma quanto sarebbe preferibile vivere qua rispetto ad una periferia cittadina, in palazzoni simili a carceri dove non conosci nemmeno il tuo vicino?

Dell’Abruzzo ci sono ancora un sacco di posti che devo vedere e che per via del tempo non ho potuto visitare; mi vengono in mente gli altri capoluogo di provincia, ma anche paesi come Scanno o Pescasseroli o Sulmona. E i Parchi nazionali dove li mettiamo?

Non sono mai contento, ma qualche rivista mi assumerà per fare i reportage in giro per l’Italia?

 

Gita in Centro Italia 2018 – Venerdì

Questo sarebbe dovuto essere il giorno del riposo, del relax alle terme, delle docce calde e forse anche di qualche bel massaggio. Fiuggi come meta nei miei pensieri già da qualche tempo anche se, contrariando me stesso, non avevo prenotato nulla nè tanto meno mi ero interessato più di tanto all’organizzazione. Mentre facciamo colazione inizio a guardare il percorso più veloce e già qui sento che qualcosa non va; pur essendo a pochi km in linea d’aria, avrei dovuto o fare un giro tortuoso per arrivare o scavalcare direttamente le montagne. Come minimo un’ora e mezzo di macchina solo per arrivare a destinazione; la mia sicurezza inizia a vacillare. Allora ci informiamo sugli stabilimenti e sebbene ci siano piscine con acqua calda, sembrerebbe che la nomea delle terme sia proprio per l’acqua da bere rispetto ai benefici sulla pelle. Siamo ancor di più  titubanti; cosa facciamo? Restiamo in Abruzzo!

Ci guardiamo un po’ intorno e, ricevute un paio d’indicazioni precedentemente, decidiamo di andare verso Rosciolo dei Marsi poichè ci avevano detto esserci una chiesa molto carina. Bisogna immaginare che in zona non ci sono Info Point, pochissime indicazioni turistiche, e bisogna fare affidamento solo su internet e i consigli della poca gente che vuole aprire bocca.

Arriviamo in paese e parcheggiamo nella piazza principale; qui perlustriamo un po’ il luogo fino ad arrivare alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie; naturalmente la troviamo chiusa e possiamo ammirarla solo dall’esterno.

Pensando fosse proprio questa la chiesa suggeritaci, rimaniamo un po’ delusi non potendo trovarla aperta, ma ormai siamo un po’ preparati a questa mancanza di amor proprio e essendo il paese davvero piccolo, lo finiamo di vedere in pochissimo tempo. Non ci resta che prendere il caffè in piazzetta, scambiare due parole con la barista e magia! La ragazza infatti ci informa che poco distante vi è un’altra chiesa molto bella e viene aperta da un ragazzo del luogo, un volontario che ha le chiavi di entrambe le chiese. Non me lo faccio ripetere due volte e chiamo il tipo e in men che non si dica mi ritrovo finalmente una guida tutta per noi.

L’interno della chiesa del paese:

Grazie a questa sorpresa eravamo già al settimo cielo, nonostante la nostra guida fosse stato zitto tutto il tempo e un po’ ci sentivamo in soggezione. Il fatto è che il ragazzo  sapeva per filo e per segno la storia dell’altra chiesa che ci avrebbe portato a visitare, ovvero la Chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta. Questa è stata la sorpresa di tutta la gita; innanzitutto perchè inaspettata e in secondo luogo perchè un unicum in tutta Italia.

La chiesa si presenta agli estremi di un tratturo ed è raggiungibile per fortuna nostra anche in macchina. La guida ci racconta con grande entusiasmo la visita in sordina di Papa Benedetto XVI e ogni qualsivoglia curiosità della chiesa.

Ma lo spettacolo non è l’esterno, bensì l’interno dove si trovano architetture romaniche, bizantine, addirittura moresche. E’ tutto l’insieme che ti fa gioire.

La trave intagliata

L’ambone di Nicodemo:

Questa invece è la rappresentazione di come dovesse apparire la chiesa prima del crollo della parete sinistra per via dell’ ennesimo terremoto:

Ovunque ti giri ci sono elementi decorativi come la cupola arabeggiante:

Consiglio a tutti di andare una volta nella vita a visitarla, agli abruzzesi di condividerla maggiormente con l’esterno, anche se capisco la loro gelosia.

Estasiati da cotanta fortuna riaccompagniamo la guida in paese e sorridiamo per l’aver scampato Fiuggi.

Altro luogo nelle vicinanze consigliatoci era una certa città romana ormai abbandonata, chiamata Alba Fucens. Sì, siamo andati pure lì!

Qui, nel paese ricostruito, finalmente troviamo un info point aperto, con un ragazzo preparato che ci racconta un po’ la storia della zona, del prosciugamento dell’allora terzo lago d’Italia, ovvero il Fucino, della desolazione turistica di questi luoghi, degli scavi archeologici che non partono (il 90% della città sarebbe ancora da scavare) e della chiesa di San Pietro in Albe da visitare assolutamente. Anche qui da effettuare il solito sistema precedentemente attuato; telefonare alla custode e farci aprire. E noi lo facciamo per niente titubanti dell’ora da pranzo.

Anche la Chiesa di San Pietro, crollata per il terremoto e poi successivamente ricostruita, ha una bellezza tutta propria. Si sente chiaramente l’abbandono, ma l’interno è avvolgente.

Inoltre ci sono questi rimandi all’arte araba che un po’ disorienta, ma nella sua completezza direi che una visita è sempre doverosa.

Io non so dire quanto fossimo contenti di questa giornata; è vero, forse ci basta poco ma l’arte aumenta l’endorfina. Unica pecca è non aver trovato l’anfiteatro ad Alba Fucens, ma la fame era troppa e volevamo cercare nei dintorni un luogo dove poter pranzare, pensando tra l’altro non esistesse.

E invece troviamo un posto speciale, solo perchè detto dalla custode. Un albergo diffuso con ristornate nei pressi dell’abbandonato borgo medioevale, tutto ristrutturato, con una vista incredibile e con un cibo ottimo.

Sfido chiunque a non innamorarsi del luogo mangiando davanti al finestrone

Questo invece è cosa si può vedere dal borgo distrutto poco sopra:

Via, è finita la giornata e quindi….ah no…. è l’ultimo giorno e ancora ci sono ore di luce. Vediamo un po’… cosa può esserci nelle vicinanze? Celano è abbastanza vicino e possiamo raggiungerlo, guardare il castello e tornare felici al pernottamento. E così facciamo…

Celano è un bel paese, pulito, vivo e con un bel centro storico. Da prima passiamo per l’ennesima chiesa di Santa Maria delle Grazie entrando fugacemente visto che alcune donne stavano dando il cencio e non volevamo essere sgridati.

Il fulcro della visita invece si svolgerà presso il castello Piccolomini che al suo interno ospita il Museo d’Arte Sacra della Marsica. Il castello è veramente imponente e domina tutta la piana.

Il museo interno invece è gradevole e non eccessivamente grosso; si possono trovare all’interno due sezione, quella di arte sacra e quella archeologica con una piccola parte di reperti recuperati dopo il prosciugamento del lago.

L’arte sacra invece contiene la maggior parte dei reperti delle varie chiese dei territori, comprese quelle che abbiamo visto nella mattinata.

Ora la giornata è veramente finita e scendiamo fino all’auto per ritornare a Scurcola, dove ci attenderà la cena. Il giorno dopo dobbiamo ritornare a casa e ormai io sono in giro a zonzo da più di una settimana; un po’ di riposo ci vuole davvero.

 

 

Gita in Centro Italia 2018 – Giovedì

Essendo ancora bel tempo e avendo a disposizione ancora due giorni in quel di Abruzzo, decidiamo di usufruire della giornata per andare nel capoluogo L’Aquila mentre  a Fiuggi il giorno seguente; queste due giornate nel mio programma erano interscambiabili a seconda delle previsioni meteo.

Fatta colazione, salutato i proprietari, siamo già in cammino in autostrada con il cuore un po’ gonfio; non dimentichiamo certamente il terremoto di anni fa e le difficoltà degli abitanti. Nonostante sia passato molto tempo ancora è vivo il ricordo e le immagini della distruzione; per quel poco che possiamo fare abbiamo deciso che tutti i ricordini, prodotti tipici e cibo, saranno comprati in zona.

La prima tappa in città non può essere che la basilica di Collemaggio; finita di restaurare nel dicembre 2017 è simbolo della città e della sua rinascita. Avendo visto le immagini del crollo non si può che stupirci davanti al restauro.

Da qui, oltretutto partono percorsi sul tratturo regio direttamente fino in Puglia, che a parer mio sarebbero percorsi da provare.

L’esterno, come si può vedere dalle foto, è molto caratteristico ed è tipico del romanico-gotico abruzzese. Molte delle chiese che vedremo hanno questa caratteristica e a me continua a fare strano la mancanza di tetti a spiovente nonostante il freddo di queste zone e le possibili nevicate. Il Rosone invece è ormai talmente famoso che alcuni orefici hanno pure inventato un gioiello apposito con le sue fattezze.

L’interno è anch’esso maestoso, ma a differenza di altre chiese, forse per via della pietra usata, sembra essere molto più accogliente. La luce soffusa ti abbraccia e non ti da quella sensazione di vuoto di altre grandi basiliche.

Alcuni particolari dell’interno:

Questo è invece il Mausoleo di Celestino V, il papa del gran Rifiuto, che istituì qui per primo il Giubileo nel 1294 e fu “copiato” successivamente da Bonifacio VIII che lo istituì nel 1300.

Il Rosone visto dall’interno:

Terminata la visita della basilica, troviamo un parcheggio e iniziamo il percorso verso il centro. Per fortuna anche qui esistono le scale mobili e possiamo pertanto evitare un bel km in salita.

Peccato però che queste non funzionino e siamo obbligati a muovere le nostre gambette per arrivare in quella che è la Piazza principale dell’Aquila, ovvero Piazza Duomo. Appena usciti dal sottopassaggio iniziamo a capire di quanto ancora ci sia da fare; tutta la città è un cantiere a cielo aperto e solo poche costruzioni sono usufruibili. Il patrimonio immobiliare della città è vastissimo e fa impressione vedere un quantità indecifrabili di gru che si muovono in tutte le direzioni. Tutti sono a lavoro, niente è fermo e si ha l’impressione che in tempi non molto lontani, la maggior parte dei cantieri possano terminare.

La mattina la passiamo girovagando un po’, immaginando quanto dovesse essere bella la città e cerchiamo l’info point più vicino in cerca di informazioni un po’ più dettagliate. Qui purtroppo ci indicano le poche cose visitabili e si vede la speranza negli occhi, perchè sanno che molti interventi saranno conclusi entro poco tempo. Uno di questi è la Chiesa delle Anime Sante che dovrebbe riaprire al culto entro fine anno.

In ogni caso, per prima cosa compriamo un po’ di cibo da portare al parentame, e poi successivamente in ordine, seppur la maggior parte da fuori, vediamo un po’ di monumenti della città.

La Fontana luminosa:

Il Forte Spagnolo:

La Basilica di San Bernardino da Siena, dove sono custodite le spoglie del Santo.

L’interno della chiesa dove si trova il Mausoleo:

Scuola Della Robbia:

I profumi di cibo iniziano a diffondersi nelle strade e anche noi abbiamo un certo languorino, pertanto ci fermiamo in uno dei luoghi ristrutturati e ordiniamo carne come se non mangiassimo da giorni.

Pranzato, ci dirigiamo nuovamente verso l’auto per ultimare la visita ad un altro monumento molto famoso dell’Aquila, ovvero la fontana della 99 cannelle. Anche questo è un simbolo della città ed è veramente un monumento tanto prezioso quanto intrigante. Si trova fuori dal centro storico vero e proprio e non è segnalata benissimo, ma quando entri dentro le mura della zona della Rivera, tutto si aggrada maggiormente agli occhi.

Vicino alla fontana però vi è anche il cosiddetto “Munda” (Museo nazionale d’Abruzzo) e chi siamo noi per non andarci? Purtroppo è solo una piccola esposizione di tutti i tesori un tempo esposti al forte Spagnolo, ma a noi piace anche assaggiare e magari in futuro completare il piatto.

All’interno varie opere pregevoli inerenti l’archeologia, la pittura, la scultura e anche un bella mostra sul ballo tradizionale abruzzese.

La visita del museo è piacevole, anche se rimane nell’aria quel senso di desolazione che forse gli aquilani ora non si accorgono nemmeno. Al nostro arrivo infatti hanno dovuto pure accendere le luci in quanto non vi erano altri visitatori se non noi e questo un po’ fa tristezza.

Non condivido il gesto, ma le parole sì; con questa foto do tutto il mio incoraggiamento.

Il tempo a nostra disposizione in città è esaurito e quindi decidiamo di tornare verso Scurcola Marsicana; ma perchè tornare indietro dall’autostrada? perchè non passare a prendere un po’ del famoso Zafferano? E così siamo di nuovo in cammino verso Navelli.

Anche qui ci fermiamo e tentiamo per quel che possibile di visitare il paese; se possibile questo sembra ancor più abbandonato di Scurcola e un po’ il mio animo sta male nel vedere molte case diroccate e pericolanti. Anche qui sicuramente il terremoto ha avuto i suoi effetti.

In centro non vi è nulla di aperto, solo un bar dove chiediamo informazioni sul famoso prodotto tipico e in un abruzzese indecifrabile (ci vergogniamo di chiedere per la terza volta) ci indica di andare in una frazione di Navelli chiamata Civitaretenga. Qui riusciamo finalmente a trovare un’associazione che ci venderà a prezzi molto ragionevoli anche dei bei formaggi.

Il ritorno in auto è qualcosa di magnifico: fra navigatore fallace, deviazioni, strade interrotte e montagne impieghiamo più di due ore ad arrivare a destinazione. Passiamo da paesi quali Popoli, Raiano e zone montuose a me sconosciute, fermandoci solo a Goriano Sicoli, dove troviamo una bella fontana monumentale.

Passiamo altri piccoli paesi prima di arrivare ad Avezzano, quali (almeno quello che ricordo) San Pelino e Paterno, fino a che non riusciremo in qualche modo ad arrivare al B&B. Cena a base di pizza e “pinsa” (volevo provare qualcosa di tipico, ma secondo me è molto meglio il classico in questo caso) e stanchi come non mai a dormire.

Gita in Centro Italia 2018 – Mercoledì

Dopo una buona colazione in quel di Orvieto, abbandoniamo l’Umbria per dirigerci nel Lazio, precisamente a Tivoli con l’intenzione di visitare sia Villa Adriana sia Villa d’Este, di epoche diverse sì ma con grande fascino entrambe. A Tivoli ce ne sarebbe anche un’altra di pari importanza, ovvero Villa Gregoriana, ma in un solo giorno non ce l’avremmo mai fatta e dopo un po’ anche la concentrazione e la vista si annebbiano, quindi abbiamo deciso di prendercela con calma e ritornare successivamente.

Devo premettere che la conurbazione di Tivoli (e anche la stessa città) è molto confusionaria e ad arrivare alle ville è molto complicato. Anche il navigatore spesso perde la cognizione delle strade e quindi bisogna stare molto attenti od è facile trovarsi una multa per passaggio in zona ztl.

Una volta districati nella periferia, giungiamo ad un grosso parcheggio dove è ubicata l’entrata della villa romana; leitmotiv di questa gita è il non riuscire a trovare una guida fisica che ci possa raccontare il luogo e per questo ci dobbiamo accontentare dell’audioguida.

Nonostante molte delle strutture della villa siano crollate o depredate nei secoli, ancor oggi vi è una sensazione di stupore generale incredibile. Anche gli altri turisti sono intenti a mirare, ascoltare, immaginare la villa al tempo dei romani.

Non starò a fare una descrizione minuziosa di ogni ambiente, anche perchè è giusto vivere la villa nella sua completezza. Quello che posso fare, per quanto riguarda la mia esperienza è un raffronto con quella del Casale e con le emozioni scaturite. Quella Adriana è gigantesca (non a caso fatta costruire da un imperatore) mentre quella siciliana è un po’ raccolta ma, essendo stata per lo più nascosta al mondo, è rimasta integra, in particolar modo per quanto riguarda i mosaici. A villa Adriana invece si respira la magnificenza, la grandezza dell’impero e la personalità e l’ego di Adriano.  Cercherò di imprimere sentimenti e impressioni attraverso le foto perchè a volte i commenti sono superflui.

Come detto le strutture sono molte, si va dallo stadio, alla Piazza d’oro, all’Heliocaminus (con opere d’ingegneria molto innovative) e in definitiva anche l’audio guida fa il suo sporco lavoro. La giornata è molto calda e la visita dura almeno due ore, ma siamo molto contenti ed entusiasti.

Nella foto seguente inoltre il luogo del ritrovamento nel 2005 della tomba di Antinoo, il fedele amico di Adriano, morto in circostanze misteriose sul fiume Nilo.

Finita la visita, mai domi, ci immergiamo nel traffico e nelle stradine di Tivoli alla ricerca di Villa d’Este e scopro (ammetto la mia ignoranza) che questa si trova proprio nel centro e non in campagna come pensavo. Poco male, parcheggiamo, ci ristoriamo e nel primo pomeriggio siamo pronti per questa nuova visita.

La villa d’Este è quanto mai diversa da quella vista in precedenza; qui siamo davanti ad uno dei più grandi monumenti rinascimentali d’Italia e anche qui sentiamo l’odore della Storia.

La villa si divide principalmente in due ambienti; il palazzo con i suoi appartamenti e il giardino con i suoi giochi d’acqua, fontane e terrazzi, tutto costruito in pendenza. Qui devo dire che la stanchezza ha un po’ preso il sopravvento, vuoi per la lunga visita della mattina, vuoi per l’abbiocco post pranzo; in alcuni casi forse non ho apprezzato in maniera completa tutto il complesso.

Dall’interno del Palazzo:

Qui invece siamo appena usciti ed entrati nel giardino:

Finito il percorso la salita si fa sentire e, seppur in anticipo rispetto alle nostre stime, decidiamo di prendere la nostra macchina e dirigerci verso il luogo del nostro pernottamento, dove rimarremo per tre notti consecutive, in modo tale da riposarci un pochino. In definitiva deve essere una gita tranquilla, anche se quando sei in un luogo nuovo sei spinto a vedere il più possibile.

I problemi, se così si possono chiamare, giungono inaspettati, infatti per via di vicissitudini personali, l’albergatore non è presente e ci chiede di attendere almeno un ‘oretta prima dell’arrivo di suo figlio.

Poco male, ora siamo in Abruzzo e non ci resta che vedere il paese vicino dove siamo stanziati, ovvero Scurcola Marsicana.

Il paese, lo scopriremo poi vedendone altri della zona, è un borgo molto silenzioso e sicuramente poco abitato. In zona lo spopolamento è molto forte e si può vedere e notare dalle molte case disabitate o addirittura crollate. Il fulcro del paese è il castello Orsini con annessa la chiesa di Santa Maria della Vittoria, anche se alla base del paese è bella pure la piazza con la chiesa della Santissima Trinità con annessa la chiesa della Concezione.

La chiesa Barocca:

L’interno:

Scorci:

Invece la rocca degli Orsini era chiusa e non so la motivazione ma non ho foto nemmeno della Chiesa di Santa Maria delle Vittorie.

Da qui parte il sentiero del Grifone, me lo ricordo per il nome simpatico.

Finita la visita del paese torniamo finalmente al nostro B&B e lo troviamo aperto, così possiamo riposare e preparaci per la cena.

Un ultimo appunto riguarda la cena. Ci troviamo nel piccolo paese, nell’unica osteria aperta, solo noi, serviti e riveriti. Cibo ottimo, Tachifludec offertomi e anche giornalino sulla rievocazione paesana regalatoci. Insomma, una bella ospitalità.

Ricordiamoci che in queste terre, nei piani palentini, si è svolta una delle più influenti battaglie del Medioevo, tra Carlo I D’angiò e Corradino di Svevia, con la sconfitta di quest’ultimo che dato via libera al regno degli Angioini. Nonostante la battaglia si sia tenuta nei pressi di Scurcola è divenuta famosa come la Battaglia di Tagliacozzo.

Gita in centro Italia 2018 – Martedì

Avendo la settimana di ferie e uno spirito da esploratore del 1800, non conosco la parola riposo e quindi io e Paola partiamo per qualche giorno verso luoghi non ancora visitati, seppur in centro Italia.

La prima tappa si svolgerà nella bellissima città di Orvieto, poi proseguiremo per Tivoli (visitando le famose Ville) e infine soggiorneremo in Abruzzo sia per visitare L’Aquila sia per rilassarci alle Terme di Fiuggi, o almeno questa sarebbe stata la road map iniziale.

Arrivare ad Orvieto, seguendo il navigatore, certe volte è snervante e non so la motivazione esatta ma abbiamo impiegato ben 4 ore. Siamo passati da sud incontrando un modesto paese chiamato Canino, dove abbiamo fatto colazione e poi incrociato Montefiascone e il lago di Bolsena. Ancora ora non riesco a capire il tragitto fatto ma alla fine siamo arrivati tranquilli e felici in questa bella cittadina.

Orvieto è una città famosa in tutto il mondo sopratutto per il Duomo, un gotico italiano molto appariscente, soprattutto nella facciata, ma a parer mio non è il solo monumento degno di nota del paese.

Noi usufruiamo della comoda salita con le scale mobili per arrivare in centro e immergersi nel nostro primo giorno di viaggiatori.

(Anche se questa foto sembra in discesa)

Il centro è abbastanza grande e all’inizio facciamo fatica ad orientarci, ma ogni luogo è intriso di storia; d’altronde la città è antichissima e i periodi attraversati sono molti partendo da quello etrusco arrivando fino ai giorni nostri. La prima chiesa che incontriamo è quella di Sant’Andrea e ne rimango affascinato. Avrei voluto visitare anche i sotterranei ma la guida al momento del nostro arrivo era assente e quindi abbiamo continuato il nostro percorso.

La passeggiata di Orvieto è molto carina e piena di negozi di qualità; devo tenere a freno la mia ricerca dell’Info Point in quanto Paola si affaccia alle vetrine un secondo sì e l’altro pure, ma diamine, siamo in vacanza e posso alleggerire la presa!

Detto questo, piano piano riusciamo a intravedere quello che è il monumento più importante di tutta Orvieto, ovvero la Cattedrale di Santa Maria Assunta. Come detto il viaggio varrebbe la pena solo per questo monumento e non oso immaginare gli occhi dei viaggiatori e o pellegrini del passato vedendo questa struttura. L’esterno è fenomenale e si rimane interdetti per molto tempo dalla sua maestosità. Non siamo a Roma, a Parigi, a Londra; siamo in un piccolo borgo dell’Umbria!

Con mio grande rammarico scopro che non solo il lunedì (come nel resto d’Italia) ma anche il martedì il museo dell’opera del Duomo (quello molto probabilmente più interessante) è chiuso e quindi ci dobbiamo accontentare solo dell’interno della Cattedrale e successivamente nel pomeriggio visitare il Museo Faina.

L’interno del Duomo è vastissimo e vi è un profondo senso di vuoto.

I principali aspetti che vengono ai miei occhi sono le colonne bicolore tipiche dei materiali della zona e questo spazio immenso che un po’ soffoca. Come sapete il Romanico, molto più intimo, è lo stile che preferisco e l’eccessiva grandiosità di questa chiesa un po’ imbarazza. Lo spettacolo vero e proprio però deve ancora giungere, infatti dobbiamo ancora arrivare alle due cappelle, entrambe decorate, che aumentano ancor di più la maestosità dell’interno.

La prima è la famosa cappella di San Brizio dipinta da vari artisti (Beato Angelico e Benozzo Gozzoli), ma principalmente dal Signorelli. L’occhio rimane colpito e sarebbe bello, come al solito, avere una guida ufficiale a spiegare e raccontare ogni cosa per impreziosire ancor di più la visita. Non ci resta che guardare.

Superata la navata principale sempre affrescata

è la volta della seconda Cappella, ovvero quella del Corporale, raggiungibile attraverso una porta dedicata per permettere anche ai fedeli di entrare senza dover pagare il biglietto. Qui infatti è custodita una sacra Reliquia, quella appunto del Corporale, che segue le vicende del Miracolo di Bolsena e dell’Ostia insanguinata. La cappella è degnamente affrescata da Ugolino di Prete Ilario pittore non noto al grande pubblico.

La visita dura il tempo necessario per poter arrivare belli affamati in osteria e mangiare la porchetta tipica del luogo.

Il primo pomeriggio lo passiamo visitando il Museo di Faina che raccoglie una serie di reperti etruschi e medievali raccolti per lo più nel centro Italia, anche se con il passare del tempo hanno cercato di comprare e reperire oggetti del luogo. Il museo non è grandissimo e pur essendo archeologico (sapete che, nonostante i miei studi, li reputo quelli più noiosi) si visita agevolmente. Inoltre si può ammirare dalle finestre tutta la magnificenza della facciata del Duomo.

Abbiamo ancora tempo per poter visitare un altro monumento famoso di Orvieto, ovvero il Pozzo di San Patrizio, impressionante opera di ingegneria.

Nel tragitto incontriamo però anche la Fortezza Albornoz, dove possiamo ammirare tutto il paesaggio circostante.

Presumo che tutti conoscano un po la storia del pozzo e che cosa sia, ma la sua costruzione serviva per avere rifornimento quasi illimitati di acqua in una città amica, dopo che la città di Roma aveva subito l’ennesimo sacco. L’opera, oltretutto  essendo costruita nel cinquecento, lascia senza parole; se sovrapponessimo l’altezza della Torre di Pisa e la profondità del pozzo quasi collimerebbero. L’architetto Antonio San Gallo il giovane inoltre ha pure pensato alla costruzione di due scale differenti, una per la discesa e una per la salita, in modo tale che gli animali adibiti a prendere l’acqua non si scontrassero fra di loro. Scendere ti fa capire la grandiosità dell’opera mentre la risalita ti fa capire quanto dovessero essere più in forma gli antichi.

Una volta ristabilito il respiro, conclusosi quasi anche il pomeriggio, cerchiamo di andare verso il b&b prenotato, non prima però di andare verso l’ultima perla di questo grandioso paese. La chiesa di San Domenico infatti ospita il mausoleo del Cardinale De Braye, monumento scolpito niente popò di meno che da Arnolfo di Cambio. Etruschi, Romani, Gotico, Romanico, Ingegneria: Orvieto ha tutto!

Oltretutto restaurato da poco si presenta più o meno in questo modo:

Finalmente abbiamo finito. Troviamo la sistemazione (rischiamo la ztl più volte e di non passare nelle viuzze altrettante) presso Atmosfera d’Arte e siamo pronti per riposarci e cercare un bel locale per la cena.

Ma Orvieto di Sera è anche questo:

 

Il primo giorno è concluso e sono abbastanza soddisfatto della scelta; è vero, a Orvieto ci ero già stato, ma rivedere certe bellezze non disturba mai.

Orvieto Pro e Contro

Pro:

  1. La Piazza Centrale con il Duomo
  2. La Pulizia del centro Storico
  3. Monumenti di varie epoche

Contro:

  1. Chiusura del museo dell’Opera
  2. Infopoint (forse perchè la signora stava pranzando) sbrigativo
  3. Parte del centro ancora con le auto

 

 

 

Romagna 2018 – Domenica

Dopo gli innumerevoli posti visitati il giorno prima, decidiamo di prendere la domenica con più calma e pertanto la sveglia è sempre per le 9, tanto non ce la facciamo a dormire di più.

I lividi sulle braccia ora sono giganteschi, ma concedono all’uomo quella virilità tipica del Marines con le cicatrici; egli ha dato tutto per salvare la propria compagnia. Non credo che il mio compagno di avventure mi abbia visto in questo modo, ma il narratore ufficiale sono io e quindi credo di poter tenere ferma questa visione eroica delle mie passate gesta.

Come detto la giornata sarà molto più rilassante e godereccia, infatti (in questo Ricca mi ringrazierà) prenotiamo per pranzo in un locale abbastanza casereccio nella lista da molto tempo. Prima di andare all’ “Allegria“, avendoci un po’ di mattinata libera ci dirigiamo da prima a vedere un po’ di panorama sulla valle del Savio e poi, intravisto un cartello, andiamo verso un sentiero riguardo l’apparizione alla pastorella Agata della Madonna (Madonna di Romagnano) dove troviamo una bella preghiera del Padre Nostro dialettale.

Abbiamo ancora un po’ di tempo e quindi andiamo a Mercato Saraceno, paese acerrimo nemico di Sarsina, dove oltre ad una piazza carina l’abitato mi sembra parecchio anonimo.

Unica particolarità la sepoltura nella chiesa di Santa Maria Nuova di Arnaldo Mussolini, fratello minore del più celebre Benito.

Terminata la nostra mattinata ascoltando il dialetto romagnolo presso il bar centrale, finalmente andiamo ad assaporare prodotti e cibarie tipiche del luogo. Il sabato eravamo stati abbastanza morigerati riguardo il cibo, ma la domenica possiamo aprire le nostre fauci e ingurgitare il più possibile.

L’Allegria fa il suo sporco lavoro e dentro siamo come a casa, infatti quasi decidono loro le portate, alcuni piatti se li dimenticano, altri li portano a caso, ma mangiamo benissimo. I tortelli sono veramente squisiti così come le tagliatelle e il prezzo totale del pranzo sarebbe stato uguale qualsiasi cosa avessero portato. Infatti la tizia ci ha guardato, ha fatto finta di fare un conto immaginario e ha sparato 25 euro a testa.

Belli sazi ritorniamo verso Sarsina con assoluta tranquillità fermandoci anche al borgo di Calbano, piccolissimo paese dove transita il cammino di San Vicinio e si può vedere anche uno stupendo panorama su Sarsina.

Giunti a casa attendiamo Valentina dal suo ritorno da Firenze e ci riferiamo a vicenda le nostre vicissitudini; lo Skypark nostro e il weekend fiorentino, i lividi e il tabacco americano, la biblioteca malatestiana e i ragazzi dell’Accademia che parlano solo di teatro.

La giornata potrebbe concludersi pure qua, ma essendo nel pieno delle forze, lasciamo Vale riposarsi, mentre noi facciamo l’ultimo giro nelle terre romagnole.

Nel frattempo a Sarsina credo stessero facendo un “sortilegio” contro il diavolo presso la Basilica di San Vicinio.

 

Sotto suggerimento dell’autoctona ci dirigiamo verso il lago dei Pontini poiché ancora il sole può rendere la giornata piacevole.

Ultimo paese che incontriamo prima del ritorno a casa è San Piero in Bagno dove ci attende un mercatino molto grosso. Qui assaggio un tortello al tartufo tipico della zona; lo riscaldano e lo puoi mangiare tranquillamente passeggiando.

La serata si conclude con una cena da asporto a base di carne e spinaci, con molto dialogo e con la vincita assoluta del Campione Planetario a Machiavelli (famoso gioco di carte). Purtroppo non ce n’è per nessuno…

Andiamo tutti a letto, io pronto per il ritorno verso casa e la futura partenza per l’Abruzzo, Riccardo e Vale al quotidiano lavoro.

Sono stato benissimo e ringrazio entrambi per l’ospitalità

Romagna 2018 – Venerdì e Sabato

Come detto nel precedente articolo, il venerdì sera, una volta uscito da lavoro, mi appresto a raggiungere il mio amico Riccardo in quel di Sarsina per andarlo a trovare e passare un weekend assieme.

Dopo la serata precedente a Empoli non mi spaventa nulla, nemmeno le 4 ore di macchina per arrivare a destinazione, la solita cena saltata (anche se poi troverò una bella pizza ad aspettarmi), gli innumerevoli cantieri in mezzo alla Toscana e alla Romagna, la stanchezza accumulata. Ad aspettarmi Ricca che mi fa lasciare l’auto al “parcheggio di sopra di sopra” e mi accompagna in piazza per cibarmi. Il venerdì termina direttamente qui, il tempo di farmi vedere casa di Vale dove dormiremo e sono già nel letto tranquillissimo per le giornate che arriveranno.

Sabato:

Il sole già è sorto e noi siamo talmente giovani che dormiamo addirittura fino alle 9! Colazione con latte caldo e zucchero, capatina in casa di Ricca a prendere i guanti, panino all’alimentare e via in macchina verso lo Skypark, destinazione ormai programmata da settimane, nonostante i miei tentativi di andare a Mirabilandia.

Il posto è stupendo, immerso nel verde e il panorama fantastico. Siamo in zona Perticara e consiglio a tutti di passare in questi luoghi almeno per il paesaggio.

La cosa fondamentale della mattinata è che non esistono foto che immortalano le nostre gesta in mezzo agli alberi, in volo perpetuo urlando contro il cielo o scalate degne di Messner; la nostra memoria sarà l’unica depositaria di tale giornata e tali fenomenali impressioni ce le porteremo dritte fino alla tomba, cosa che per altro per qualcuno di noi ci è andato molto vicino. La faccio breve dicendo che, dopo una sommaria spiegazione riguardo l’imbracatura,  moschettoni e le più disparate tecniche, siamo pronti in men che non si dica ad abbracciare (a volte anche fisicamente) completamente i vari percorsi che ci si presentano davanti.

I percorsi verdi e blu, più o meno, a parte la scalata, vengono superati in scioltezza, con grida di giubilo, con spensieratezza e con grande entusiasmo. Siamo i più forti dell’intero parco, anche perchè ci siamo solo noi. E’ proprio quando sei all’apice del successo che iniziano i primi guai; qualche crampetto, qualche dolorino, qualche ginocchio piegato e via dicendo. Ma noi vediamo il percorso rosso 1 e come dei tori spagnoli ci buttiamo a capofitto verso quella che sarà una Caporetto invece tutta italiana. Devo dar merito a Riccardo di aver creduto in me fino alla fine e si sa che io non demordo mai, anche perchè in ogni caso mi sarebbero dovuti venire a prendere con l’elicottero. Il percorso a dir la verità, a mio parere, è stato concepito da Giganti o almeno persone alte più della media; figuriamoci per un bassotto come me dover superare ostacoli a cui non arrivavo nonostante le mie spaccate alla Clady (si scrive così?). L’altezza del rosso 1 è proibitiva, si sale molto e poi iniziano degli ostacoli molto difficili da superare; quello che mi ha disintegrato è stato quello di dover inserire i piedi in delle specie di cappi predisposti al contrario, distanziati l’uno dall’altro abbastanza da dover allungare le gambe come l’ispettore Gadget. Il fatto di non arrivarci ha fatto sì che mi appoggiassi con le braccia nude sui fili d’acciaio e mi sono provocato grossi lividi, quelli che sempre piacciono alle donne. Penso di aver impiegato quasi una mezz’oretta per superare tutti gli ostacoli, nonostante Ricca mi dicesse di essere già a metà della fatica fin dal primo passo. Non vi sto più a raccontare e a dipingere come un quadro di Munch i miei occhi spiritati o le mie imprecazioni interiori contro l’artefice della gita, ma non so come alla fine stavo baciando la stessa terra che baciò sicuramente anche il Paolo (Malatesta per chi non lo sapesse e fosse ignorante) della Divina Commedia (anche se lui baciò sicuramente anche altro).

Terminate le risate di Riccardo riguardo le mie sciagure, decidiamo di non sfidare la sorte e ci ritiriamo nel nostro tavolino a pranzare. Il luogo è fresco e allo stesso tempo assolato e stiamo una meraviglia, Ricca per la giornata meravigliosa e io per il pericolo scampato.

Se Dio vuole, la mattinata è finita e finalmente ci dedichiamo alla visita del territorio.

Il primo paese che tocchiamo è Sant’Agata Feltria che ci ospita con il suo centro ben conservato

la collegiata di Sant’Agata

La rocca Fregoso

Non abbiamo fretta e possiamo attendere l’apertura di quella che sarà una vera e propria chicca del paese ovvero il Teatro Angelo Mariani, spettacolare perla in legno settecentesca.

Non so se le foto ne renderanno giustizia ma in tal caso sarà il mio ricordo a rendermelo speciale.

Ps: Da ricordare che nel piccolo paese era aperto anche l’info point, cosa a me molto cara.

Finita la visita del ridente paese ritorniamo in casa a riposarci e rinfrescarci un po’, visto che in ogni caso la fatica era stata molta e ci prepariamo nuovamente a uscire verso il capoluogo di provincia (uno dei).

A Cesena non sono mai stato, anche se chiaramente ero già un po’ informato sulla città e sulle cose da vedere. Riccardo la indica come città un po’ pottina ma anche lui non la conosce molto bene, pertanto siamo sicuri di poter passare una bella serata in città.

Naturalmente non ci dimentichiamo di fare una foto presso il comune di Sarsina con la famosa frase di Ovidio:

Cesena non è una grande città e pertanto è visitabile in poco tempo, merita una passeggiata in centro storico ma è famosa sopratutto per la biblioteca Malatestiana anche se in pochi, compreso me prima della visita, ne conoscono l’effettiva bellezza e importanza storica.

Dopo essere entrati in biblioteca e visitato il piccolo museo interno, quasi per caso, dopo aver chiesto alla segretaria, usufruiamo dell’ultima visita guidata e semplicemente rimaniamo affascinati sia dal luogo sia dalle informazioni che ne ricaviamo dalla bellissima spiegazione.

La bravissima guida ci racconta per filo e per segno la nascita della biblioteca, il sentimento dell’umanesimo nella famiglia dei Malatesta, il grande territorio da essi governati e la fondamentale scelta della costruzione di un luogo per poter far studiare i frati. Di nozioni da raccontare ce ne sono molti e proverò per quel che ricordo a imprimerli in questa pagina, anche se in maniera un po’ confusionaria e non necessariamente unitaria. Innanzitutto l’eccezionalità della biblioteca sta nel fatto che sia giunta a noi integra dalla sua costruzione compresi gli arredi e i codici librari. In secondo luogo è la seconda (nonostante wikipedia indichi come prima) biblioteca civica d’Italia (dopo quella di Firenze) e permetteva l’entrata anche alle donne; di eccezionale importanza infatti sono i graffiti murari presenti nella biblioteca con firme di nomi femminili. E’ la prova inconfutabile che in un monastero maschile potessero frequentare anche le donne la stessa biblioteca. Anche la struttura a tre navate , riprendendo la già citata biblioteca fiorentina (di San Marco per la precisione), e il fatto che ancor oggi non sia stata stravolta da artefizi, illuminazione e quant’altro è la dimostrazione di come l’architetto Nuti abbia valorizzato la struttura con interventi decisamente innovativi per l’epoca; la posizione al primo piano per eliminare l’umidità sottostante e la copertura a volte che faccia da controsoffitto rispetto ad un altro soffitto con aperture laterali in modo tale da creare un’areazione continua.

Mi dimenticavo di dire che l’artefice di tale bellezza è un certo Novello Malatesta, che da bravo mecenate e uomo politico, ha, come si suol dire, frugato nelle proprie tasche e pagato il tutto. Senza ombra di dubbio non avrebbe potuto farlo se non avesse avuto quel sentimento tipico dell’umanesimo, tant’è che di tasca propria non solo ha pagato la struttura ma anche una cospicua parte dell’enorme patrimonio librario della biblioteca. Facendoci vedere un Codex, la guida ci ha raccontato che all’incirca, all’epoca, farsene fare uno di tale importanza avrebbe richiesto un’ottantina di ducati, che al giorno nostro equivarrebbero all’acquisto medio di una casa di 80 mq. Se moltiplichiamo questa cifra per gli oltre 100 volumi donati possiamo solo immaginare a quanto potesse essere il patrimonio di questo signore.

Ma perchè già al tempo valevano tutti questi soldi? Innanzitutto perchè scritti a mano, poi per via della pergamena (nonostante esistesse la carta) ricavata dalla pelle dei capretti (se pensiamo che ci voleva un capretto a pagina e mediamente i libri contengono 200 pagine…), la manodopera dei miniatori e poi tutto il contorno. La completezza della biblioteca inoltre deriva dal fatto che i frati avessero codici di tipo biblico e religioso, Novello avesse regalato la maggior parte testi storici e classici, e il medico personale del Malatesta un’altra porzione di codici inerenti la scienza e la medicina.

La genialità di Novello, ed è il fatto per cui la biblioteca sia giunta fino ai giorni nostri, è quella di aver intestato il luogo e la struttura al comune. Questo ha permesso, sia durante la presenza napoleonica sia durante l’unità d’Italia, di non essere soppressa per le varie leggi e così di arrivare intatta ai giorni nostri, a differenza della maggior parte delle biblioteche italiane soppresse insieme ai monasteri adiacenti.

Un’ultima importante nozione è quella che le pareti e il soffitto fossero colorati verde e azzurro; infatti secondo studi ormai antichi di Isidoro sono quei colori che meno disturbano l’occhio umano. Al tempo ci erano arrivati per esperienza mentre oggi sappiamo per scienza che essi sono i colori della natura e del cielo e per questo geneticamente meno impattanti per gli occhi.

Sicuramente mi sono dimenticato qualcosa ma invito tutti a visitare questo fantastico posto, unico in Italia e in Europa (quindi anche nel mondo) per storia e conoscenza.

Finito lo splendido tour decidiamo di terminare la nostra passeggiata a Cesena girovagando per la città, scoprendo nuovi luoghi suggestivi e decisamente accattivanti.

Il Duomo di Cesena:

Rocchetta di Piazza:

Piazza del Popolo:

Siamo stanchi, soddisfatti e nel pieno della gioventù: è sabato sera e quindi cosa facciamo? Andiamo a Cesenatico a fare baldoria!

Cesenatico è una località prettamente turistica con un grosso canale che divide le due passeggiate ed è pieno zeppo di ristoranti, la maggior parte pieni. Noi ci fingiamo facoltosi uomini d’affari e ci prendiamo una fritturina da asporto in due e ci godiamo la serata chiacchierando di svariati argomenti. Sembra di essere tornati alle vasche in Corso Italia di quindici anni fa e più.

Ormai si è fatto veramente tardi e siamo provati dalla lunga giornata, quindi decidiamo di tornare in quel di Sarsina e di goderci il meritato riposo. La notte per me non sarà così rinvigorente; ho dolori ovunque, molto probabilmente febbre e non mi addormento fino alle 4 di notte per via dei dolori alle braccia e agli addominali. E vedrai che lo Skypark lo rifaccio…

 

 

Empoli – Milan 1 a 1

L’articolo breve e conciso per descrivere l’inizio anticipato di quello che sarà una settimana decisamente impegnativa per gli innumerevoli spostamenti, sia in solitaria sia in compagnia.

Come tradizione vuole, quando l’Empoli è in serie A, io e Davide (empolese d’adozione) ci ritroviamo allo stadio a far finta di tifare la squadra di casa. Quest’anno, molto probabilmente per il cambio di società o per una campagna acquisti migliore, il cuore del tifoso milanista è meno sofferente e quindi a sprecare i soldi del biglietto ci sono anche Gianni e suo babbo (accanto a me di posto) e Leonardo in curva ospiti.

Il problema principale di questa partita è che viene effettuata il giovedì sera e da vero stoico riesco a partire subito dopo il lavoro verso le 18.30 da Piombino per trovarmi nella Fi-PI-LI in tempo per poter essere puntuale all’appuntamento. Peccato che solo per percorrere la rampa dell’uscita impiego ben mezz’ora e non so quanto per la ricerca di un parcheggio; ma ho abbastanza fortuna, sono in centro e vedo un buco (seppur a pagamento) in centro e il più è fatto. Memorizzo la strada verso lo stadio, corro verso il mio settore, dovendo circumnavigare tutta la struttura e dopo una sudata pazzesca riesco ad arrivare per il fischio iniziale.

Sono stanco morto, non ho cenato,  ma sono riuscito anche questa volta a cavarmela, ad arrivare tranquillo nella mia seduta, a vedere Gianni vestito da milanista in mezzo agli empolesi, a salutare prima Davide con una stretta di mano e poi Leonardo con un cenno, trovandosi nella curva vicino a noi.

La partita non vale i 65 euro spesi e non andiamo oltre il pareggio. Il gol di Biglia (o autogol di Capezzi) è raggiunto da un gol su rigore del capitano Caputo e avendolo messo in panca al fantacalcio non posso nemmeno esultare. Il resoconto della partita per me finisce qui, inutile rimembrare uno sterile possesso palla e l’errore incredibile di Romagnoli.

Il dramma però si sta per consumare subito dopo; esco insieme a Gianni e suo babbo, i poliziotti ci costringono a fare una strada che mi porta direttamente alla fiumana di gente che esce dallo stadio e in men che non si dica, una volta salutati i Cappelli, non riesco più a capire dove io possa essere. Chiedo a Davide delucidazioni su dove possa aver parcheggiato e lui sicurissimo mi indica un parcheggio; tranquillamente lo raggiungo in una decina di minuti, ma capisco istantaneamente di non aver parcheggiato lì. La tensione inizia a salire e contatto nuovamente il mio amico in preda alla disperazione; non riesco a capire più dove sia posizionata la macchina, ma non mi perdo ancora d’animo e mi faccio linkare una nuova posizione su un altro parcheggio. Il mio navigatore impazzisce (o meglio non riesco a capire di aver attivato una opzione sul nord fisso) e cammino a zonzo per un altra mezz’oretta buona non capendo dove fossi. Menomale Empoli non è Milano, anche se quando chiedo indicazioni mi rispondono solo in dialetto milanese stretto. Ora sì che sono un po’ nervoso; sono le 23 e 45, mi trovo da una sponda dell’Arno indecifrabile, devo ritornare a casa e il giorno dopo di nuovo a lavoro alle 8. Non mi resta che chiamare Davide piagnucolando, farmi venire a prendere in macchina, accompagnarmi al vero parcheggio, farmi fare la giusta strada per uscire dalla città e riprendere la via del ritorno. L’ho scampata bella, ringrazio in cuor mio Davide e la sua prontezza e nonostante il Milan sono abbastanza felice.

Dopo aver preso una redbull mi ritrovo alle due di notte a casa con gli occhi ben vigili e mi addormenterò soltanto una mezz’oretta più tardi. Il venerdì è già iniziato e mi aspetterà un altro viaggio verso la Romagna, sempre dopo il lavoro, sempre di sera, sempre in orari assurdi. Ma questa sarà un’altra storia….

Nuovamente Elba

Quest’anno i fine settimana in quel dell’Elba sono stati molti e anche in questi primi giorni di settembre non mi sono fatto mancare una nuova timbratura.

L’applicazione Elba spiagge indica nell’isola 119 spiagge e naturalmente mi sono ripromesso di visitarle e godermele tutte. In una buona parte ci sono stato e devo solo ricordarmi in quale, per non avere doppioni nell’album. Sarà un articolo ad hoc a sancire e segnare ogni spiaggia; in questo mi limiterò a raccontare la bella giornata di sabato.

In questa settimana settembrina all’Elba sono presenti anche Riccardo (B.) e Valentina e quindi ci siamo accordati per andare la mare assieme. La spiaggia prescelta è quella dell’Enfola, dove il sole accarezza i sassi della stessa e si sta d’incanto. L’acqua è calda e il paesaggio è ugualmente affascinante, infatti la conformazione del luogo fa sembrare lo specchio d’acqua come un lago.

Oltre al riposo e alla tintarella però Riccardo (B.) è smanioso di farmi vedere un percorso trekking scoperto qualche giorno addietro e conoscendo la mia voglia di passeggio e di bellezza acconsento entusiasta. Le donne giustamente declinano l’invito e le troveremo dopo il nostro percorso a scolarsi l’aperitivo da vere vacanziere.

Noi incuranti del pericolo iniziamo l’ascesa del promontorio, oltrepassiamo la vecchia tonnara oggi adibita a casa del Parco Nazionale e iniziamo a stropicciarci gli occhi per il paesaggio che vediamo.

La prima parte di salita fila liscia e senza intoppi anche perchè spettegoliamo un po’ e non ci rendiamo conto della salita; ad un certo punto una deviazione (sentiero 208) ci fa intraprendere una discesa abbastanza ripida che ci porta celermente in una piccola terrazza del mare dove possiamo ammirare in lontananza sia Piombino sia, secondo le nostre conoscenze di geografia, l’isola di Capraia. Il colpo d’occhio è magnifico così come lo è quello in cima al promontorio dove è possibile vedere a 360° sia il canale di Piombino sia l’interno dell’isola con Monte Capanne, Portoferraio e tutto l’entroterra elbano.

La seconda parte della salita, quella che ricongiungerà al sentiero principale, è quella più difficoltosa, vuoi per la pendenza vuoi per il mio costume ancora bagnato che ha fatto sì che le mie belle coscione si strusciassero fra di loro. Il fiatone è d’obbligo ma la presenza di alcuni rifugi della seconda guerra mondiale mi hanno permesso un piccolo riposo fino allo scollinamento vero e proprio.

Terminato il bellissimo percorso ci meritiamo un bel bagno e una bella cena.

La cena si svolgerà al Bagno Paola nei pressi di Procchio (in località Campo all’Aia mi pare) in un luogo suggestivo in riva al mare. Qui termina la nostra serata in compagnia e in amicizia, sperando di trovarci più spesso.