Luglio 2019 – Isola d’Elba

Scrivo nuovamente un articolo sull’isola d’elba perchè le nostre vacanze estive per ragioni lavorative (e per fortuna) si svolgono sempre in questa magnifica terra; d’altronde migliaia di persone si riversano qui ad assaporare l’estate e noi, così vicini, possiamo approfittarne ogni qualvolta desideriamo. Quindi c’è poco da dire; non sarà l’ultimo articolo e ne seguiranno altri, poichè le spiagge e i luoghi da visitare sono in ogni caso molti.

Spiaggia di Sant’Andrea

E’ già famosa di suo e con mia moglie questa è la seconda volta che ci andiamo. Siamo stati fortunati perchè è difficile trovare parcheggio e perchè è ugualmente difficoltoso avere uno spazio nella spiaggia, soprattutto di sabato. Mare cristallino e sabbia fine la fanno da padrona e, trascurando la massa, è una delle più belle spiagge dell’isola.

Spiaggia dell’Innamorata

Anche questa spiaggia l’avevamo già vista in passato ma, quest’anno, la domenica cade proprio il 14 luglio, ricorrenza della leggenda della storia d’amore tra Lorenzo e Maria; proprio in questo giorno (da 34 anni a questa parte) viene celebrata una rievocazione storica molto famosa e noi decidiamo di prendere posizione in spiaggia già dalle 9 del mattino.

La rievocazione storica (una delle più famose all’estero) con il suo corteo parte dal centro di Capoliveri fino a raggiungere la spiaggia, dove si sfideranno in una accanita gara di nuoto i rappresentanti dei quattro rioni [la Fortezza, il Baluardo, il Fosso e la Torre] del paese al fine di conquistare la “Ciarpa” di Maria. La leggenda è simile a molte altre in Italia dove l’amore tra due giovani viene distrutto dalle avversità della vita. Siamo nel 1534; Lorenzo viene rapito dai corsari e Maria cerca di raggiungere l’imbarcazione senza successo. I pescatori riusciranno solo a recuperare la sciarpa della ragazza. Un nobile spagnolo di nome Cardenas, rirovatosi a Capoliveri, diventerà fondamentale nel raccontare ai posteri (un centinaio di anni dopo) questa leggenda essendosi trovato precisamente nel luogo esatto dove venivano costruiti dei falò sulla spiaggia in memoria della ragazza.

Un tempo chiamata “Cala de lo Ferro (Fero)” diverrà appunto la spiaggia dell’Innamorata

In tutto il golfo vengono posizionate centinaia di candele in modo tale da illuminare tutta la spiaggia e dare corpo al passaggio del corteo e della banda. Da non dimenticare che dopo la cerimonia, il tuffo di Maria dallo scoglio, la gara dei nuotatori ci sono stati dei bellisimi e lunghissimi fuochi d’artificio sul mare. Uno spettacolo veramente suggestivo.

PS: non so perchè ma non riesco ad aggiungere i video fatti. Avrebbero di sicuro aiutato a far rivivere qualla serata magica.

 

Traversata col Mickey Mouse

Altro giro altra corsa. Una delle tante attrattive dell’isola che ancora ci mancava era un degno giro in barca per assaporare ancor di più le bellezze ambientali del luogo. La più famosa barca è il Nautilus, di Aquavision, che possiede lo scafo interamente in vetro in modo tale da visionare in fondali. Nonostante questo, sotto suggerimento anche di Riccardo B. (che aveva già provato l’anno passato), mi informo sull’imbarcazione Mickey Mouse (in realtà ce ne sono varie) e mi butto a capofitto su questa nuova avventura.

Ora racconto velocemente le peripezie avvenute. Partenza da Cavo in ritardo, traffico intenso, ragazzo col cappello impossibile da superare tra le curve per 30 km alla bellezza di 20km/h, mercatino settimanale in quel di Marina di Campo, pochi spiccioli per il parcheggio, commercianti che non vogliono scambiarti 20 euro, corsa all’impazzata verso l’imbarcazione e partenza presa per un soffio. Ah, dimenticavo, nella fretta ho lasciato il cellulare in auto e pertanto ci saranno pochissime foto.

La differenza con Aquavision che  ha fatto sì che scegliessi questa imbarcazione è principalmente il fatto che potessimo vivere il mare come esperienza vera; infatti nel tragitto erano presente ben tre soste “bagno” per poterci tuffare in alcuni dei luoghi più suggestivi dell’intera costa.

Il tragitto prevedeva la partenza dal porticciolo di Marina di Campo, la navigazione della costa Sud-Occidentale dell’Isola, chiamata Costa del Sole, la sosta al relitto di Pomonte, il raggiungimento di capo Sant’Andrea e della sosta presso la spiaggia del Cotoncello e infine, tornado indietro, la sosta alla Grotta Azzurra.

Scoglio di Pomonte

Relitto di Pomonte

Il relitto di Pomonte Elviscot era una nave mercantile diretta a Marsiglia, con un carico di legname. Il 10 gennaio 1972 per colpa di una tempesta fiisce contro gli scogli e s’inabissa. Per fortuna tutto l’equipaggio  si salva ed oggi è rifugio di innumerevoli pesci.

Dopo aver effettuato il bagno e nuotato con maschera e boccaglio, riprendiamo la navigazione e ci viene illustrato dal bravo “bagnino” Ruggero tutte le curiosità della costa, le spiagge e i paesi. Tocchiamo o meglio vediamo dal mare, in ordine sparso, Cavoli, Seccheto, Fetovaia, Le Tombe, Chiessi, Patresi e molte altre. Il mare è stupendo ed una delle giornate più calde dell’estate viene “sfangata” tra le onde del Tirreno. Unica nota negativa, il gran caldo alza una notevole nebbia che non permette la vista dell’orizzonte, con Pianosa, la Corsica e Capraia completamente sparite dall nostra vista.

Da notare il colore dell’acqua presso il Cotoncello

L’Aquila:

La Grotta Azzurra (da non confondere con quella ben più famosa di Capri) invece è una piccola grotta dove abbiamo effettuato il terzo bagno della giornata.

Il tour è durato più o meno cinque ore e ci ha fatto assaporare un mare molto diverso dall’accampamento con ombrellone sulle spiagge e consiglio a tutti di provare questa esperienza.

Terminiamo la giornata presso la spiaggia di Marina di Campo, la più grande dell’intera Isola.

 

Nuovamente Romagna – Quarto Giorno

La domenica per me si prospetta esattamente come gli altri giorni, ovvero sveglia presto (naturalmente non voluta) e piede sul pedale; gli altri invece dormono sonni tranquilli e nonostante attenda per quasi due ore che qualcuno si svegli o vada al bagno, decido ad un certo punto, a mio malgrado, di non salutare e uscire di soppiatto. Ma perchè andare via così presto? Beh, il pomeriggio mi attendeva la festa di Daniele ad Empoli e non volevo fare tardi visti i km da percorrere, le strade dissestate e soprattutto i lavori (iniziati proprio durante l’estate) su la fi-pi-li.

Il tragitto prescelto prevede una sosta al Santuario della Verna, ubicato nell’appennino tosco-romagnolo, luogo famoso visto che è proprio qui che San Francesco ricevette le stigmate. Tutto è collegato, perchè il Santo ebbe in dono il Monte della Verna proprio a San Leo, da parte del conte Orlando di Chiusi. Il luogo che mi appresto a visitare è importante per vari motivi; per la storia dell’Italia, per il cattolicesimo, per la storia dell’arte e, non ultimo per importanza, anche per l’ambiente circostante, essendo immerso nel Parco Nazionale delle foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.

Il Santuario è molto grande e ci sono diverse strutture per accogliere i pellegrini e per la preghiera personale.

In questi luoghi il silenzio è d’obbligo ed è ricordato anche da molti cartelli, anche se spesso per l’italiano medio è molto difficile seguire semplici regole di rispetto.

Circumnavigando il complesso arrivo ad ammirare il Corridoio delle Stimmate, dove sono affrescati alle pareti molte delle gesta di San Francesco. Una piccola porta socchiusa invece ti fa entrare in una grotta (il vento soffia ghiaccio e freddo) dove la tradizione dice che San Francesco riposasse sua una pietra levigata.

Il corridoio invece termina direttamente nella cappella delle Stimmate, dove è presente una bellissima Crocifissione di Andrea Della Robbia. Nel pavimento invece una pietra che indica il luogo esatto dove San Francesco ricevette le stigmate.

Nel santuario ci sono altre cappelle, ma io dovevo raggiungere la Basilica Maggiore per poter partecipare alla Messa e così ho fatto. Per ovvi motivi non ho foto dell’interno della Basilica, ma il suo interno non è decorato come avrei pensato. Ci sono opere della scuola dei della Robbia e delle cappelle laterali di cui una ha catturato il mio sguardo, essendoci posizionate molto probabilmente oggetti e reliquie del Santo (Il Saio per esempio). Il resto mi sembra abbastanza scarno e ciò mi è piaciuto; Francesco già deve sopportare alla sua vista Assisi!

Finita la messa decido che è ora di rimettersi in cammino, visto l’orario e la lontananza da Empoli. Il navigatore continua a suggerirmi vie che poi intersecheranno la fi-pi-li, strada che io voglio evitare accuratamente, pertanto allungherò il tragitto enormemente, ma almeno non sarò fermo in file chilometriche.

Non posso esimermi però dal passare dal più bel paese sulla faccia della terra, ovvero Chitignano. Vengono da ogni parte d’Italia, ma che dico, da ogni parte del mondo a soggiornare qui; vorrei sapere che stupidità andare in spiaggia, magari all’Isola d’Elba!

Il viaggio verso Empoli, come accennato, non termina mai. Oltrepasso gli Appennini, giungo nei pressi di Arezzo e proseguo verso Siena; da qui verso Firenze per uscire a Poggibonsi e finalmente imboccare la strada regionale che mi porterà ai 30° di Empoli. Il cellulare è nuovamente scarico e ho paura di essermi perso, visto che all’appuntamento non c’è ancora nessuno e oltremodo rispondessero al telefono. Non l’avrei mai detto ma la vista del Piccio che sopraggiunge mi tranquillizza e finalmente alla spicciolata arrivano un po’ tutti; o meglio, arrivano gli amici del coro, i vecchi amici si fingono morti e preferiscono godersi il mare o il lago. Poco male, passo tre orette con Davide, il coro (perdendo miseramente a biliardino), i suoceri e un po’ di bimbetti. Tanti Auguri Daniele!

 

Considerazioni finali:

Rimini è una città bella non solo per il mare, ci vorrebbero più di tre ore per visitarla. L’arco di Augusto per esempio non sono riuscito a visitarlo, così come altri luoghi, come il famoso museo visitato di corsa. San Marino è da valutare; a caldo mi è piaciuto poco ma non è detto che con un’altra mentalità e con meno frenesia mi possa piacere di più in futuro. La vera chicca del viaggio è sicuramente San Leo (oltretutto non ho visto anche il museo di arte sacra); è un borgo che merita il viaggio a parer mio, ma ciò che vale per me non può essere lo stesso per altri, quindi informatevi bene prima di andare a colpo sicuro.

Dopo Ottobre e Giugno penso di aver toccato i luoghi più caratteristici della Romagna (Sarsina-Cesena-Cesenatico-Perticara-Sant’Agata Feltria-SanPiero in Bagno-Rimini-San Marino-San Leo-San Giovanni in Marignano) anche senza ombra di dubbio ogni piccolo paese, ogni piccolo borgo, ogni città a qualcosa da raccontare e mostrare di sè. La prossima volta, se ce ne sarà l’opportunità, l’unica città importante ancora non vista credo sia Forlì (sebbene di passaggio una quindicina di anni fa ci sono stato) e potrebbe essere, insieme al Castello di Gradara, molto più a sud, la prossima meta. A questo punto però credo sia doveroso che anche gli stessi romagnoli facciano pubblicità ai loro luoghi; d’altronde il vostro mare lo conoscono tutti (e io non ne ho bisogno) ma le città, le colline e in particolar modo l’interno è tutto da scoprire.

Ringrazio ancora una volta Riccardo e Valentina per l’ospitalità, per la compagnia e soprattutto per la Maca!

 

Nuovamente Romagna – Terzo Giorno

Il sabato è finalmente giunto e questo forse, nonostante il concerto serale, sarà il giorno più calmo e tranquillo della settimana. La sveglia sarà sempre mattutina, visto che in programma vi era una passeggiata nel bosco, ma grazie all’energy drink “Maca”, preparatomi da Ricca, ingurgitato chiudendo gli occhi e sperando in un’assimilazione istantanea, sono riuscito ad essere tonico e spumeggiante come non mai. Mi raccomando, assaggiatelo tutti miei cari amici, non rinunciate al vero sapore di radice e al colore cacchina; solo i veri uomini e le vere donne possono berlo!

Fatta la colazione dei campioni non ci resta che attendere che Vale si svegli, perchè ricordiamolo, la sera prima era convintissima di venire anche lei. Le otto però sono un orario tosto e noi non insistiamo quando dall’oltretomba giungono suoni incomprensibili. Sarà per un’altra volta.

Siamo di nuovo noi due piombinesi, entrambi Riccardo (io Alessio per gli amici di Sarsina) che si mettono in cammino e che attendono in mattinata un altro Riccardo (T.) piombinese.

Il tragitto è corto ma in salita e a me come al solito viene il fiatone; il mio fisico decade vistosamente visto che i polpacci erano induriti dal sentiero a San Marino, l’orecchio destro insonorizzato dopo un’ora vicino alla cassa ascoltando Back in Black e il mio naso ancora in attesa di un’operazione risolutiva. Menomale le racchette fanno il loro sporco lavoro.

Il percorso è situato nei dintorni di Sarsina e si intitola Parco delle Marmitte dei Giganti, un nome altisonante per mostrare al visitatore delle “scodelle” di roccia dove l’acqua scorre e poi discende in maniera simile ad una cascata. Sinceramente non sono riuscito a scorgere queste rocce ma il luogo del cammino è veramente carino. Si attraversa il bosco assieme al rumore del torrente e delle piccole cascate.

Terminato la piccola escursione ritorniamo belli carichi a casa e, dopo esserci docciati, siamo pronti nuovamente per uscire, comprare il regalo a Daniele, sederci tranquillamente a fare l’aperitivo e dirigerci successivamente a Ciola, presso la trattoria “Allegria”, che avevo già descritto negli appunti di ottobre. In Paese tutti si conoscono e anche io inizio ad essere più familiare; si sono ricordati dei miei lividi dopo lo skypark!

Finalmente nei pressi di Ciola ci raggiunge anche Riccardo T., venuto direttamente da Piombino avendo staccato dalla notte, almeno così dice lui. Viste le innumerevoli “sole” tirate ai vari giovedì cinema con la stessa scusa dell’orario posso permettermi il beneficio del dubbio, ma l’importante è che sia con noi!

Chiesa presso Musella

L’Allegria, dopo averci portato i classici piatti non ordinati, e dopo aver fatto il solito conto immaginario, ci fa pagare i soliti 25 euro; ormai sappiamo che qualsiasi cosa mangiamo il prezzo è quello e siamo soddisfatti e belli pieni, così che non ci resta che tornare a casa e attendere gli ultimi due ritardatari, ovvero Francesca e Andrea. Il pomeriggio faccio in tempo a guardare l’ultima tappa del giro d’Italia e veder riproporre da parte di Ricca B. la “Maca” ai nuovi ospiti.

Una nuova visita al centro di Sarsina e al museo archeologico per far conoscere, anche ai nuovi visitatori, il paese d’adozione di Ricca e subito siamo in partenza per la manifestazione Big Fish Day, dove oltre a gruppi locali si esibiranno i Therapy? verso le 23.00.

Voglio spendere due belle parole anche per l’organizzazione dell’evento; tutti sono stati competenti e professionali, non vi è stato un minimo di disordine e soprattutto il ricavato, in memoria del ragazzo venuto a mancare qualche anno fa, direttamente in beneficenza.

La serata è lunga e a fare da apripista ci sono vari gruppi locali, quasi tutti rigorosamente heavy metal o hard rock; unica pecca è che, a parer mio, oltre a suonare canzoni del proprio repertorio sarebbe stato auspicabile suonare anche delle cover famose, in modo tale da scaldare ancor di più il pubblico presente.

A parte questo noi ci dedichiamo alla cena ed è obbligo mangiare piadine o frescioni, piatti tipici della cucina romagnola.

Il concerto sta per iniziare e tutto è pronto per una scarica di adrenalina che molto probabilmente Mercato saraceno ha visto raramente; io non conosco nessuna canzone, non sono mai stato un loro fan ma vedo che i miei compagni di avventura, a parte Vale, ne conoscono molte. Sono felice per loro, ma certe volte i riff mi sembrano ripetitivi e non molto originali. In sostanza si nota una padronanza del palco maggiore rispetto alla media degli altri gruppi, ma credo che ormai anche loro abbiano fatto il suo tempo. Purtroppo solo pochi gruppi nella storia e, figuriamoci nel metal, hanno avuto una carriera che si può dire di altissimo livello che perdura da anni. Non sto certo qui ad elencarli ma secondo me dagli anni 80-90 si contano sulle dita di due mani.

In ogni caso voto alla serata e ai Therapy? un bell’8 anche se sono lontani i tempi dei Labyrinth, degli Angra e dei Dream Theater a Fucecchio tutti assieme!

La serata si conclude anche con l’orecchio sinistro in crisi cosicché ora sento unfruscio omogeneo da entrambi.

Tutti a letto per una domenica nuovamente in macchina direzione Empoli, per primo compleanno di Daniele.

 

Nuovamente Romagna – Secondo Giorno

Più che passa il tempo (in questo caso gli anni) più che le sveglie mattutine si fanno importanti e sia io che Ricca siamo già svegli, in piedi e in grazia di Dio già alle 7 del mattino. Quando avremo ancor più i capelli bianchi – di quello che abbiamo oggi – prometto al mondo intero che sì, lo faro con spregio ai giovani, sarò in prima fila a farmi le analisi del sangue, a comprare il pane e a rompere le scatole all’apertura della coop.

Purtroppo è giorno lavorativo e quindi anche oggi, con clemenza del tempo, mentre gli altri portano la pagnotta a casa, io sono in giro da solo per quei luoghi nei dintorni non ancora visitati e degni di esserlo, almeno secondo la mia personale esperienza.

Le fatiche del giorno precedente sono presto dimenticate mentre la radio in macchina non riesce a prendere una stazione per più di cinque minuti di fila. La direzione  è l’estero, ovvero il piccolo stato di San Marino. Il passaggio da uno stato all’altro è pressoché impercettibile e solo pochi cartelli esplicativi testimoniamo l’accesso a quella che molti considerano come la Repubblica più antica del mondo.

Nonostante sia divisa in vari Castelli (che sarebbero equivalenti ai nostri comuni) il borgo più famoso e architettonicamente rilevante è la capitale Città di San Marino, dove sono situati i monumenti più importanti così come i musei ed è lì che sono diretto. Salendo mi accorgo presto dell’accurata organizzazione dello stato; i parcheggi sono tutti numerati e predisposti con i soliti meccanismi ad indicarti la capienza. Riesco a trovare finalmente parcheggio e memore della giornata precedente cerco di racimolare più spiccioli possibile per aumentare la durata della sosta, anche se alla fine dovrò accontentarmi di poche ore. Poco male, anche perché ho un presentimento negativo che risulterà essere veritiero. Infatti prima di continuare è necessario fare una premessa, ovvero che, come si può intuire, il paese non mi sia piaciuto gran ché.

Con questo non voglio dire che non sia un luogo da non visitare ma l’atmosfera che si respira è tipicamente quella di un grande paese dei balocchi; un’orda di turisti sudati e goffi che salgono e ansimano per ripide salite, fermandosi ogni due secondi ai vari banchetti presenti. Grossi gruppi di comitive con improbabili calzini sotto i sandali e centinaia di italiani che li senti blaterare di quanto sia bello il panorama o stupefacente la basilica. Sì, va bene, tutto ciò non è male, ma avete visto altro oltre oppure è il primo viaggio che fate?

Il borgo è piccolo e tenuto e mantenuto come mia nonna teneva il divano, ovvero perfettamente. Non ci sono briciole nemmeno sulla strada e ogni monumento è scintillante. Sul proprio patrimonio culturale hanno fatto un lavoro eccezionale, sebbene questo a parer mio non sia paragonabile ad altre città o paesi anche nelle vicinanze. La basilica di San Marino me la aspettavo molto più antica, non tanto romanica (il mio stile architettonico preferito) ma, essendo il santo così importante, almeno rinascimentale; invece, uscendo da questa piccola discesa, si mostra in tutta la sua grandezza una chiesa neoclassica tutta bianca con colonne che si armonizzano poco con le case medioevali dei dintorni.

Interno:

Le torri di San Marino invece sono molto suggestive, soprattutto se viste dal basso, visto che sono costruite su delle rocce che le fanno sembrare quasi sospese. Nelle vicinanze è possibile spaziare in un paesaggio immenso dove, nelle giornate limpide, è sicuramente possibile vedere l’Adriatico.

Torre La Rocca:

Torre la Cesta:

Torre il Montale:

I musei presenti nella capitale sono molti ma non sono entrato in nessuno di essi; sicuramente nel caso ci fosse una possibilità di un seconda visita potrei pensare di poterne visitare un paio, quali quello delle armi antiche o il museo di stato di San Marino, (forse anche il palazzo Pubblico) ma nessuno  mi ha dato l’impressione di essere imprescindibile. Addirittura ho visto essere presente un museo sui Vampiri e sinceramente mi domando il perché. In ogni caso posso aggiungere San Marino nella mia personale lista dei luoghi Unesco!

Uscito da quella che mi pareva la Capri del nord faccio a ritroso il sentiero che un gentile, quanto sadico, abitante del posto mi aveva suggerito (fatto sia all’andata che al ritorno) e mi dirigo all’auto in tempo per decidere la mia prossima meta; un luogo che mi tolga questa sensazione di denaro e di moneta, e lo troverò in un piccolo paese che posso dire gemello di San Marino ma che ha saputo mantenere nel tempo la suggestione della storia, ovvero San Leo.

Mons Feretri (da dove deriverebbe il nome Montefeltro e successivamente anche la gloriosa dinastia) era il vecchio nome del paese che fu poi cambiato in onore del Santo Leone che decise di operare proprio in questo luogo. I due scalpellini di origine dalmata, ovvero San Leone e San Marino, scappati dalle persecuzioni cristiane, si stanziarono il primo su quest’altura dominante il fiume Marecchia, mentre il secondo sul monte Titano, dove appunto nasce lo stato visitato la mattina.

Il borgo si presenta accogliente e vivace e la giornata assolata (dopo una primavera simile all’inverno) produce buon umore. Qui l’infopoint è presente nella piazza principale, molto ben fornito e con personale gentile. Essendo arrivato però verso orario di pranzo trovo le pievi chiuse (apriranno alle 15.30), pertanto non mi resta che fare una prima panoramica del paese cercando un luogo dove pranzare.

Interno della Chiesa della Madonna di Loreto

La torre Campanaria:

Il bel vedere:

Dopo aver perlustrato il tutto decido di andare a visitare (facendo orario continuato) ciò che rende il paese famoso in tutto il mondo ovvero il Forte di San Leo, espugnato da Leone X; infatti quale studioso di storia dell’arte o di storia in generale non rammenta di aver sentito almeno una volta la famosa battaglia di San Leo?

Dopo aver scalato un piccolo Mortirolo per raggiungere la fortezza, inizio la mia personale visita di questo monumento; all’interno sono presenti sia mostre permanenti sia esposizioni temporanee, e questo fa capire come tale luogo sia uno scrigno di cultura non immobile nella sua storia ma oltremodo vivace e contemporaneo.

Il forte è caratterizzato da vari momenti costruttivi ed oggi si presenta nella sua ultima ristrutturazione eseguita dall’ingegnere Francesco di Giorgio Martini che nel quattrocento lo trasformò in una fortezza capace di resistere alle nuove armi da assedio, che usufruivano della polvere da sparo. Le due torri circolari infatti, quelle giunte fino a noi, servivano per rispondere al fuoco nemico con i cannoni che erano predisposti a 360 gradi in modo tale da essere ben difesi in ogni direzione. Una piccola considerazione; oggi li vediamo con una copertura, ma al tempo sicuramente dovevano essere senza tetto in quanto i fumi sprigionati dalle bocche di fuoco avrebbero in poco tempo intossicato i soldati.

All’interno del forte ci sono ben tre piazze d’arme che servivano come punto d’incontro delle truppe a difesa e attraverso queste foto cercherò di mostrare il più possibile l’interno.

Non vorrei annoiare il lettore e me stesso ripercorrendo per filo per segno ciò che ho visto, basti sapere che all’interno sono presenti molte pannelli esplicativi sulle varie funzioni del castello che permettono al visitatore di capire, seppur a grandi linee, la storia e le vicissitudini dello stesso. All’interno, come detto, sono presenti delle mostre per tutti i gusti; quelle permanenti sono esposizioni di oggetti di tortura (ricordiamo che dopo la conquista papale fu adoperato come carcere fino ai primi del 1900), di armi moderne, di oggettistica riguardante uno dei più famosi internati, ovvero Cagliostro, e quella riguardante il cinquecentesimo anniversario della battaglia di San Leo con riproduzione del famoso affresco del Vasari ubicato in Palazzo Vecchio a Firenze. Le mostre temporanee invece erano due, una di fotografia, intitolata “Dio si nasconde” di Kozo Yano e Andrè Simoncini, e una riguardante alcuni cimeli dei Beatles. Insomma, per chi volesse visitare questo posto, c’è abbastanza carne al fuoco per passare una bella giornata.

Celle di punizione:

Strumenti di Tortura

la Gogna

Kozo:

Riproduzione del Vasari

Raccolta di armi

Una delle celle di Cagliostro: all’interno fu calato dall’alto perchè era credenza che egli potesse con il solo sguardo ipnotizzarti e quindi fuggire. I secondini potevano controllarlo attraverso la botola.

San Marino visto dalla fortezza

il paesaggio

Non so quanto tempo abbia dedicato a tutto ciò ma di sicuro è un patrimonio tutto italiano che va gustato e assaporato con calma e tranquillità; questa volta il parcheggio non aveva scadenza alcuna. Mentre decido di tornare in paese per visitare le pievi, mi accorgo che stavano preparando una visita gratuita del luogo e quindi mi sono detto di non lasciarmi sfuggire l’occasione. Purtroppo però, la moltitudine di persone, il luogo dispersivo, la metà dei partecipanti di lingua francese (per cui si necessitava di una traduzione in simultanea) ha fatto sì che la guida non producesse un discorso unitario per via delle molte interruzioni. A mio malgrado ho deciso di interrompere la visita (tanto io in ogni caso lo avevo già visitato) e tornare verso la piazza principale.

A poca distanza l’una dall’altra sono presenti due chiese simili nella struttura: la pieve di Santa Maria Assunta e il duomo di San Leo. Queste arricchiscono ancor di più il visitatore nonostante, sia esternamente che internamente, non presentino chissà quali novità o opere d’arte degne di nota; è l’armonia che la fa da padrona e l’insieme fa sì che risulti agli occhi di tutti di una bellezza disarmante.

la Pieve:

nella cripta della pieve:

Il duomo:

La cripta:

Madonna col Bambino di Catarino di Marco da Venezia.

La mia visita termina qui e sono pronto per raccontare ciò che ho visto a Ricca e per farlo un po’ ingelosire dato che Vale – sarà il leitmotiv dei futuri giorni – a detta sua non ce l’ha mai voluto portare. Per onor di cronaca e per spezzare una lancia in favore di Vale, che ha dovuto sopportare le varie frecciatine, posso dire che essendo distante solo una quarantina di minuti da Sarsina, volendo, ci sarebbe potuto andare pure da solo!

La giornata però è ancora lunga e giovane; arrivo a Sarsina e faccio in tempo a visitare anche il ben fornito museo archeologico nazionale. La città plautina nasconde al suo interno un patrimonio di notevole interesse e sarebbe necessaria una maggiore pubblicità.

Il Mausoleo di Rufo: dalla foto non si riesce a capire la grandezza ma è veramente notevole. Il grande monumento funebre fu trovato nelle vicinanze a Pian di Bezzo e questo ci fa capire anche la ricchezza della stessa città ai tempi dei romani. Ancora oggi attendiamo uno scavo archeologico sistematico sotto la piazza centrale; sicuramente ci potrebbero essere delle grandi sorprese.

La giornata può finire qui? Certo che no, è venerdì sera e c’è un concerto di una coverband degli Ac/Dc!

Highway to Helll!!!!!!

Finalmente domani è sabato e possiamo riposarci! Ah no, abbiamo deciso di fare una camminata nel bosco tutti e tre assieme! Evvai!!

Nuovamente Romagna – Primo giorno

Dopo il weekend autunnale nuovamente vengo ospitato da Riccard0 B. (ma soprattutto da Vale) in quel di Sarsina; occasione per andare a trovarli e per passare dei giorni culturali è appunto il concerto del famoso gruppo dei Therapy? che si svolgerà in quel di Mercato Saraceno durante il Big Fish Day, manifestazione musicale di ampio respiro.

Il primo giorno, così come i successivi, sarà lungo, stancante ma soprattutto colmo di novità culturali e intellettuali. Premettendo che Ricca mi avrebbe atteso a San Giovanni in Marignano (per via del teatro in sua gestione), mi adopero per partire in maniera tale da poter pranzare insieme; il viaggio mi porterà da prima per le terre verdeggianti della maremma grossetana, successivamente per quelle lussuriose senesi per poi lambire zone ricche di storia come Gubbio e Città di Castello e infine oltrepassare gli appennini per giungere finalmente nelle vicinanze di quella che è una delle zone costiere più ricercata di tutta Italia. Questo per dire di come il viaggio dalla Toscana sia sempre lungo e impervio, a causa di una fatiscente rete stradale che da anni dovrebbe essere rivitalizzata e messa in sicurezza.

Tutta la mattinata la passo in auto ma, come nelle mie previsioni, giungo in tempo per incontrare Ricca e visitare un po’ il paese, ma soprattutto il teatro, luogo di lavoro e di passione artistica.

Sebbene nessuno legga il mio blog, faccio un po’ di pubblicità: Venite Venite Gente! (ah no, questo era della recita di San Franceso). Insomma, gente romagnola e italica, non fatevi sfuggire questo ridente paese e soprattutto il Teatro Massari, dove vige la legge della bellezza e della recitazione!

Finalmente è ora di pranzare e di fare selfie per i nostri amici e per coloro che poi si aggiungeranno nel giorno culminante del concerto. Intanto noi passiamo un po’ di tempo insieme e questo è importante.

La mia perfetta tabella di marcia mi impone di vistare nel pomeriggio Rimini, città non solo famosa per le spiagge, ma anche per una tradizione millenaria, essendo stata parte integrante del dominio romano nel mondo. Per un po’ di tempo mi accompagna pure Riccardo, prima di lasciarmi per poter finire alcune commissioni in zona.

Rimini, come detto, non è soltanto una città balneare, ma il suo centro è ricco di storia e direi tenuto egregiamente. Ci sono belle piazze e un via vai di persone che fanno capire come essa sia una città viva e piena di vitalità.

Purtroppo per mia ignoranza ed anche per il fatto di non aver trovato un info point a cui chiedere informazioni, girovago in solitudine per il centro non capendo quanto il tempo sia prezioso (il fatto di avere la scadenza del parcheggio mi si ritorcerà contro).

Il primo importante monumento che incontro è il Tempio Malatestiano; di questa struttura ce ne avevano già parlato a Cesena, durante la visita guidata alla biblioteca. Il tempio, divenuto cattedrale successivamente, doveva essere un monumento per la gloria dei Malatesta piuttosto che per la gloria del divino, tant’è che ci sono pochi elementi iconografici cristiani. Uno dei pochi è un crocifisso ligneo, attribuito a Giotto che aumenta ancor di più la ricchezza interna del luogo.

L’interno ti rapisce e il susseguirsi di importanti opere d’arte ti confonde, tant’è che anche qui sarebbe necessaria una guida per capire meglio il contesto e la costruzione stessa. Mi accontento della vista e ammiro in silenzio.

L’esterno è in egual maniera carismatico e attrattivo; chi mai vedendo questo infatti non vorrebbe entrare?

Una volta ultimata la visita al Tempio, decido di camminare per le vie cittadine alla scoperta di altri luoghi suggestivi; mi imbatto quasi casualmente nella Domus del Chirurgo e nel vicino Museo della città. Chi sono io per non dare un’occhiata? Tanto ho più di un’ora ancora e non vedo motivo per non assaporare un po’ di cultura. Come anticipato questo sarà un errore, fatto in fin di bene; il museo è così vasto e completo che purtroppo, a mio discapito, l’ultimo piano, con una grossa pinacoteca, l’ho dovuto visitare praticamente correndo.

Il museo è diviso in varie sezioni e la più importante a mio parere è quella archeologica. Chi mi conosce sa che, nonostante sia archeologo, comprendo che di solito sono i musei più noiosi, ridondanti e sopratutto con poche certezze storiche. Qui invece la ricostruzione della storia della città è fatta molto bene e le punte delle frecce e le ceramiche sono solo una piccola esposizione; la parte principale è adibita al racconto della città romana, del suo splendore, del suo decadimento, del suo porto e della sua importanza strategia. La storia di Cesare e del Rubicone, di Augusto e delle vicine città, di Classe e di Ravenna.

Le altre parti del museo sono ugualmente interessanti; nel pian terreno vi è la ricostruzione della domus del chirugo che poi andrò a visitare successivamente, mentre nel primo e secondo piano dipinti, affreschi e mostre temporanee.

Affresco ritrovato di Ilario Fioravanti:

Altre opere nel museo

L’ultima cena di Bartolomeo Coda:

Il tempo è tiranno e non voglio rischiare il mio giorno una bella multa, quindi saluto i custodi, mi scuso per la brevità della visita e esco per entrare in quella che è appunto la domus del chirurgo, chiamata così per l’enormità di oggetti medici ritrovati al suo interno.

Per chi come me ha già visitato altre ville romane (la più maestosa quella del Casale) si può rendere conto in ogni caso dell’accuratezza di alcuni ambienti e della perfezione raggiunta dai romani. E’ sempre bello immergersi nella storia e tutto ciò mi ha fatto ricordare anche il bel viaggio presso Piazza Armerina, in Sicilia.

La giornata a Rimini sta per terminare ma è necessario che almeno vada a visitare il famoso ponte romano che lo è diventato ancor di più dopo la sciagurata notizia del crollo del ponte Morandi; infatti, senza nessuna ragione, veniva mostrato come esempio di costruzione duratura negli anni, senza fare un minimo ragionamento dei flussi.

In questo caso però la città mi ha un pochino deluso; è mai possibile che non si riesca a trovare un metodo alternativo per non usufruire del ponte come attraversamento veicolare? Fra qualche anno si dice che lo possa diventare, quindi attendo che ciò accada il più presto possibile.

La giornata ormai giunge al termine e arrivo un po’ in ritardo al parcheggio, senza trovare la multa, e mi sento perciò soddisfatto. Alla fine il piccolo ritardo per vedere il ponte ne è valsa la pena mi posso incamminare tranquillamente verso Sarsina e cos’ riposarmi un po’; Ricca mi ha lasciato le sue chiavi e quindi penso di poter arrivare prima di lui e creare il meno disturbo possibile. Prendo l’auto, oltrepasso agilmente il traffico cittadino, autostrada a14, imbocco l’e45 e fra poco dovrei essere a casa. Peccato (lo dico perchè poi so che non c’è stato nessun morto) che un mega incidente subito dopo lo svincolo di Cesena Sud fa sì che sia inglobato in una fila clamorosa che mi porterà a rimanere in auto per un’altra ora e mezza, con il cellulare scarico e con le chiavi in borsa. Ecco il ritardo cosa mi ha portato…

Menomale Ricca si era premunito con le chiavi di Vale e aveva già preparato cena ed io non ho fatto altro che godermi la serata col mio vecchio amico attendendo invano il rientro di Valentina, che naturalmente avrebbe dovuto suonare.

Giornata molto positiva, io a girovagare e mia moglie lasciata mestamente a lavorare all’Elba; un po’ mi sono sentito in colpa, non per l’essere solo, ma per aver provato emozioni culturali senza di lei.

 

 

 

 

 

Cattedrale di Prato e Museo dell’opera

Capita certe volte di seguire tua moglie al lavoro e un po’ di lavorare anche tu. Capita certe volte di trovarsi nuovamente in quel di Empoli e di essere ospitati da Davide e Laura.

Carte volte capita, anche in questo periodo di riposo forzato, che il vero sentimento verso la bellezza e la scoperta di luoghi nuovi non si fermi mai. Il pretesto è quello di accompagnare Paola ad una riunione a Prato e attendere la sua fine un paio d’ore. La fortuna è che il luogo è abbastanza vicino al centro e quindi facilmente riesco a raggiungerlo e a guardare ciò che ancora nella mia vita non ero riuscito a fare. Il poco tempo che ho a disposizione però mi permette di visitare pochi luoghi della cittadina e quindi, senza indugio, decido che la cattedrale, nella sua interezza, possa fare al caso mio.

Da prima, come mio solito, entro in punta di piedi, per ammirare quello che sapevo essere un capolavoro della città; non tanto per la struttura in sé, quanto per le opere d’arte all’interno eseguite da artisti di grande calibro. In effetti essendo Firenze così vicino Prato è considerata una città artistica minore e non vi è quel caos tipico del capoluogo toscano. Questo naturalmente può essere considerato uno spreco e in parte lo è, ma visitare la cattedrale di Santo Stefano senza orde di turisti è molto più affascinante ed io, in questa mattinata feriale non me la sono lasciata scappare.

L’importanza della Cattedrale è anche il fatto che custodisca la sacra reliquia della cintola, e il pulpito esterno di Donatello e la conseguenza della sua ostensione.

Come detto l’interno della cattedrale è colmo di opere d’arte e la cappella maggiore, quella dietro l’altare presenta le storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista dipinte da Filippo Lippi. Queste, insieme alle altre cappelle laterali, però per essere visitate necessitavano di un biglietto comulativo con il museo dell’opera del duomo.

Naturalmente decido di proseguire questo viaggio nell’arte, esco dalla porta secondaria, giungo al campanile duecentesco ed entro nel museo. Il biglietto, lo voglio sottolineare (comprendente il museo più la visita alle cappelle) costa soltanto 5 euro. A parer mio è un prezzo veramente basso visto i capolavori rinascimentali presenti all’interno. La pagina di Wikipedia (in questo caso fatta molto bene) spiega esaustivamente le varie sale e cosa troviamo all’interno. Io cercherò attraverso le mie foto di fare una veloce carrellata per far capire e ricordare ciò che questa collezione custodisce.

Le volte:

La cappella di Santo Stefano:

Antiquarium:

Il chiostro:

Oltrepassata la sala del seicento e quella del cinquecento si va direttamente alla parte centrale, la sala del pulpito di Donatello:

San Ludovico tra i due angeli:

Capitello in bronzo:

Proseguendo le Esequie di San Girolamo di Lippi:

il Crocifisso del Botticelli:

e la Pala ritrovata, raffigurante San Giusto penitente, riconosciuto come parte della predella della pala di Faltugnano e acquistata nel 2014.

Il percorso prosegue ancora tra parte archeologica e altre sale

Assunta che da la cintola a San Tommaso:

Oltrepassato la sala della sacra cintola in ristrutturazione si arriva alla classica sala dei Corali e dei Parati e poi successivamente all’ultima sala del Duecento e trecento.

Raramente ho visto un museo dell’opera così fornito e ben strutturato, consiglio di visitarlo almeno una volta nella vita e non farsi prendere dalla frenesia. Sono luoghi che vanno visti con pazienza e calma.

La seconda parte della visita ti permette di andare dietro l’altare della cattedrale ad ammirare le cappelle, quindi con gioia ripercorro a ritroso la precedente via e mi ritrovo nuovamente in chiesa.

La prima cappella è quella Vinaccessi dove sono presenti per lo più affreschi ottocenteschi, mentre nella seconda, la Cappella dell’Assunta, sono presenti affreschi di una giovane Paolo Uccello e Andrea di Giusto con le storie della Vergine e di Santo Stefano. La cappella più importante è quella centrale dipinta da Filippo Lippi con le storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista.

Io non sono in grado di fare una lezione di storia dell’arte nè di raccontare l’importanza di questo affresco, l’unica cosa che so è che sono stato ad ammirare ogni particolare per vari minuti.

La terza cappella laterale invece è quella Manassei con dipinti quattrocenteschi con Storia di Santa Margherita e San Giacomo, mentre l’ultima la cappella degli Inghirami con un monumento funebre di Benedetto da Maiano.

Sono stato felice nell’aver visitato questo luogo e riprometto di tornarci con Paola o con qualche amico, perchè ripeto quanto sia bello vedere con vari occhi.

L‘ultima cappella prima di uscire è quella della sacra cintola, ma non vi si può entrare in quanto chiusa da una grossa inferriata. Qui viene custodita la sacra reliquia.

 

 

Toccata e fuga a Civita di Bagnoregio

Ebbene sì! Finalmente ce l’ho fatta, sono riuscito a far vedere a mia moglie anche questo piccolo paese, nonostante, nuovamente, il tempo burrascoso volesse che per l’ennesima volta rinunciassimo alla visita.

Credo che non ci sia bisogno di spendere chissà quali parole di Civita di Bagnoregio; ha avuto una pubblicità così estesa tra tv e giornali che mi pare che non sia più “la città che muore” ma un paese bello vivo e turistico.

Dalla prima volta in cui c’ero stato (quando ancora nessuno se lo filava) non è cambiato molto anche se l’enorme flusso h fatto aggiungere vari parcheggi, rigorosamente a pagamento, e soprattutto un biglietto d’ingresso, come un obolo, per entrare in paese. Giusto così, se questo può aiutare un paese a non cadere letteralmente su se stesso.

“L’unica strada, esile e bianca some un nastro,

che congiunge al mondo di qua, alla terra ferma e sicura,

il ciuffo nero di case, l’isolato alto di tufo,

sospeso in mezzo al mare delle crete e degli abissali <<cavoni>>,

sta per crollare”

Per fortuna questo scritto di Bonaventura Tecchi risale al 1967 ed oggi non  è più così, o almeno speriamo che i lavori di consolidamento siano stati effettuati in modo magistrale.

Il borgo può sembrare minuscolo, in realtà non è così piccolo e l’agglomerato urbano oltre alle case in tufo propone una serie di edifici di notevole importanza. Il primo punto di incontro, prima del suddetto ponte in calcestruzzo, è il cosiddetto Belvedere, dove da lontano possiamo ammirare la notevole struttura del paese e punto d’ingresso della Grotta di San Bonaventura, dove si dice che il santo da piccolletto sia stato guarito dall’intercessione di San Francesco.

Oltrepassato il ponte si entra dalla Porta di Santa Maria dentro il borgo e qui si presenta in tutto il suo splendore il paese; vicoli, piazze, case incastonate ed edifici più o meno importanti si mostrano al turista. Questo è un luogo antico, non solo medioevale come potrebbe sembrare, ma addirittura di epoca etrusca. Nonostante il susseguirsi di persone e comitive, qui si respira la storia.

I principali monumenti sono la chiesa di San Donato (anche se l’abbiamo trovata chiusa), con aspetto cinquecentesco e il Palazzo Alemanni dove, per chi volesse, è ubicato il museo geologico e delle frane, unicum nel suo genere, che racconta la storia e la lotta di sopravvivenza di Civita. Interessante è anche la visita di un sotterraneo (dove tra l’altro hanno girato parte dello sceneggiato della Rai su Pinocchio) tutto scavato nel tufo, con oggetti di uso contadino quali macine e utensili quotidiani.

La visita non dura molto, d’altronde si parla di una frazioni di pochissimi abitanti, ma il poco tempo passato qui è suggestivo. Non ci facciamo mancare un pranzo tipicamente laziale e siamo pronti per tornare a casa. Come detto, toccata e fuga in mezzo ai nostri problemi quotidiani, momenti che certe volte fanno dimenticare le fatiche di tutti i giorni.

A Zonzo per la Toscana (Civitella Marittima – Murlo)

Questa settimana ci ha visto girovagare per Carrara, ordinare la cucina a Pisa, tendere la mano verso il divano appena arrivato a Piombino; possiamo finalmente prenderci un po’ di tempo per noi e dirigerci senza meta prefissata verso sud, tanto sicuramente qualche paesino pronto ad accoglierci lo troviamo.

Dopo aver procacciato il cibo a Follonica, lasciamo che il tempo passi e l’auto prosegua il suo viaggio tra le campagne grossetane lasciandoci alle spalle quei paesi già visti come Scarlino o Caldana e cerchiamo di andare a naso per visitare qualcosa di nuovo. La fame però si fa sentire e quindi, dopo aver superato il ridente paese di Ribolla, decidiamo di sostare a Roccastrada, paese a noi caro.

Mi fa sorridere la targa del gruppo Sociale Anziani dei “giovandati”. Molto probabilmente fra qualche anno, relativamente breve, farò parte anche io di un gruppo simile.

Finito il pranzo siamo nuovamente in cammino e decidiamo di fermarci a prendere una caffè presso Civitella Marittima; questo finalmente è un paese ancora vergine ai nostri occhi. Il paese è veramente a misura d’uomo, tipico centro medioevale, con case in pietra e vicoli stretti. Non manca nulla in paese; le poste, i piccoli negozi, le trattorie, la chiesa parrocchiale (Santa Maria in Montibus) e il circolino fanno sì che questo possa essere rifugio per una vecchiaia tranquilla.

Nei pressi del paese vi è presente anche una vecchia abbazia, raggiungibile attraverso una strada rurale. Purtroppo il luogo è un po’ abbandonato a sè stesso e, come spesso accade in questi luoghi, esiste un bell’edificio pericolante che andrebbe ristrutturato in toto.

Abbazia di San Lorenzo al Lanzo:

Terminata la visita alla piccola frazione non ci perdiamo d’animo. Abbiamo ancora un po’ di ore dalla nostra e un bel territorio da esplorare, come detto totalmente a caso.

Non vorrei fare un tracciato della strade percorse o del tempo passato, anche perchè non saprei replicarlo; non so come nè il perchè ci troviamo nell’entroterra senese nel paese di Murlo.

Questa è stata la vera sorpresa della giornata. Sebbene il comune sia diviso in varie frazioni, ognuna delle quali abbastanza interessanti architettonicamente, il vero fulcro è il paese murato da cui ne deriva il nome.

Una piazza, una chiesa (anche questa chiusa) e il palazzo vescovile dove ubicato un bellissimo e moderno museo etrusco, principalmente riguardanti gli scavi di Poggio Civitate.

La spiegazione del ragazzo alla biglietteria è stata molto precisa e colta permettendo di goderci a pieno la visita e di conoscere maggiormente la storia del luogo; dal feudo vescovile, alle scoperte archeologiche di Ranuccio Bianchi Bandinelli, alle due fasi della villa scavata.

La prima fase terminata con l’incendio della villa:

La seconda fase della ricostruzione che va dal 580 a.c al 525 circa.

L’Italia come detto più volte sa regalare molto, sia in ambito archeologico sia in ambito ambientale, e Murlo (abbiamo notato essere anche Bandiera Arancione) ne è un esempio calzante. Il tragitto che ci condurrà nuovamente a casa sarà una gioia nella gioia. Una strada bianca ci condurrà in mezzo ai vigneti, alle fattorie e addirittura ai campi da golf fino a lambire il paese di Montalcino, passando quindi per territori di enorme importanza vinicola e paesaggistica. Il tempo a nostra disposizione è finito e non ci resta che tornare in quel di Piombino.

 

 

 

Tappa Sarzana – Avenza (Marina di Carrara)

Questi ultimi giorni sono stati un po’ movimentati. Dopo i lavori in casa, il divano, la cucina e gli imprevisti, il portafoglio piange notevolmente e quindi i fantomatici viaggi scolpiti nella mia mente resteranno tali ancora per un po, fino a quando lo spread non scenderà nuovamente e le finanze risaliranno.

Detto questo, nessuno però ci ha impedito di fare piccole escursioni low cost e la mia regione (e anche quelle confinanti) di certo non manca di bellezza e attrattiva.

Tappa Francigena Sarzana – Avenza: (dove non sono mai arrivato).

Per le ferie di Paola siamo ubicati in casetta a Marina di Carrara e poichè, ogni volta che siamo nella sua terra, ci sono innumerevoli persone da salutare, abbracciare, vedere, questa volta mia moglie mi ha direttamente lasciato nella mia inquietudine e ho deciso di fare un tratto della Francigena nelle vicinanze.

La partenza è Sarzana, città ormai entrata di diritto a far parte del mio intimo, e da qui, scampando un pericolo notevole di nubifragio, ascoltando le voci in sottofondo, parto per la mia tranquilla camminata.

Il Duomo

Praticamente tutta la tappa si svolgerà in piano, a parte il primo km per raggiungere la fortezza di Sarzanello; il mio fiatone non mi lascia un momento ma ne vale la pena dato che è possibile vedere tutta la città dall’alto.

Magicamente arrivo sull’altura alle 10.30 e scopro che l’apertura della fortezza è proprio a quell’ora e quindi non mi lascio scappare l’occasione di visitare uno dei monumenti più illustri di Sarzana, dato che l’avevo trovata sempre chiusa. Dopo vari tentativi di aprire la porta da parte della ragazza guardiano (non capendo la mia battuta sulla difficoltà in quanto essa stessa è una fortezza) sono finalmente dentro e sono entusiasta; anche oggi ho visto una cosa nuova.

Nella fortezza sono presenti vari ambienti ed un piacere visitarla, sebbene debba attendere che sia finita la visita di una scolaresca elementare. Ecco qui alcune immagini dell’interno.

La porta d’entrata

L’esterno

L’interno

Speso all’interno più tempo del previsto, decido di riprendere il cammino e sostare con i miei pensieri. Il tragitto, come detto, forse è uno dei più semplici. E’ praticamente tutto in piano e la cartellonistica è molto presente. Hanno migliorato decisamente dall’ultima volta che avevo intrapreso questo tratto, dove io e Paola, ad un certo punto, ci ritrovammo sull’Aurelia non sapendo più dove andare.

Oltre la fortezza il tragitto è per lo più asfaltato e siamo circondati da frazioni e quartieri a mio modo di vedere molto benestanti; le ville in mezzo alla campagna sono favolose e dietro la maggior parte dei cancelli ci sono cani che abbaiano al passaggio. Qui la mia solitudine è interrotta da vari incontri; da prima una povera ragazza che cercava il suo gatto bianco, in secondo luogo un altro gruppo di pellegrini (dove il più anziano mi ha attaccato un bel pippone sulla bellezza del luogo, criticando che la la liguria non ne avesse [io gli ho fatto notare che eravamo in liguria ancora]) e un povero spagnolo tutto bardato che mi chiedeva quanto mancasse a Sarzana (io: “Tranquillo, è tutto a diritto, è tutto in piano!!!” urlando come se fosse sordo e non che non capisse l’italiano).

Superati i vari agglomerati di case, il tragitto si snoda accanto al canale lunense, cosa molto gradita, in quanto in questo modo si evita l’asfalto e il pericolo, seppur risicato, del traffico.

Le nuvole sono sempre minacciose e quindi decido di accelerare il passo in modo tale da riuscire ad essere a casa il prima possibile. Qui si attraversa il territorio lunense dove le ville vengono sostituite da vere e proprie fattorie gigantesche, con vigneti a perdita d’occhio. Oltrepassata l’arteria principale dell’Aurelia, stando attento a non essere investito, mi ritrovo nelle vicinanze della famoso parco archeologico della città romana di Luni. Il percorso circumnaviga tutta la città e si intravedono gli scavi, anche quelli più recenti, attraverso la recinzione; il famoso anfiteatro romano invece si può vedere da molto più vicino.

Ormai sono vicino casa, anche se devo lasciare il tratto della francigena. Invece di proseguire verso Avenza, oltrepassato il ponte, svolto alla mia destra per percorrere il “muraglione” e giungere a casetta per il meritato riposo.

 

 

 

 

Acropoli di Populonia

Questo articolo indirizzato principalmente per coloro in possesso della Parking Pass o per chiunque voglia assaporare un po’ di cultura romana nei dintorni. Non mi stancherò mai di dire infatti che alcuni luoghi debbano essere visitati più volte; le nuove scoperte, i nuovi percorsi, le angolazione diverse fanno sì che un luogo cambi di in anno in anno e ne è l’esempio appunto l’Acropoli di Populonia. Chi in possesso della famigerata carta può entrare infinitamente e gratuitamente nel sito per tutta la vita (così come per gli altri siti della Parchi Val di Cornia) e dà la possibilità al fruitore di goderne appieno in tutte le sue sfaccettature.

La giornata soleggiata ha invogliato a questa uscita fuori porta e a godere della bravissima guida che ha illustrato tutto il percorso.

A differenza della zona bassa di Populonia, dove sono rinvenute le famose tombe etrusche, l’Acropoli e le strutture del complesso sono quasi esclusivamente di epoca romana. Infatti i materiali usati dagli etruschi erano principalmente deperibili e lo possiamo notare dalla ricostruzione di una capanna dell’epoca,  in ambito di archeologia sperimentale.

La guida per più di un’ora ci spiega le varie vicissitudini della città in tempi etruschi, romani ma anche medievali, dove vennero utilizzate le pietre romane per costruire le abitazioni, così come il centro principale del paese che, tutt’oggi, possiamo visitare nella sua interezza.

Il percorso si snoda dapprima lungo l’asse viario principale, adiacente a quello che doveva essere il foro romano, dove tre templi si affacciavano nella loro maestosità. Oggi, chiamati tempio A, B e C, presumibilmente risalenti al II secolo A.C., non sono visibili nello loro interezza ma attraverso la loro fondazioni ne possiamo intuire la maestosità e la grandezza.  Ogni tempio è dedicato ad una o più divinità anche se vi sono solo supposizioni riguardo la loro intitolazione, attraverso i pochi elementi archeologici in loco.

Tempio A

Il percorso continua con la visita (sempre senza elevato) di una importante villa, molto probabilmente di un personaggio in vista del luogo, in quanto gli ambienti e soprattutto il bagno sono decorati con un accurato senso estetico e di lusso. Infatti sono presenti nella base mosaici che potevano riflettere l’importanza del proprietario.

Altre importanti strutture, una delle quali rimasta interamente, sono quelle delle Logge e delle terme (che però devono essere ancora scavate nella loro interezza). Le Logge è un’imponente terrazzamento formato da vari archi che avevano la funzione di sorreggere altri edifici e un loggiato interamente decorato di pitture e finti marmi che facesse da terrazzo sul paesaggio circostante.

Le terme dedicate molto probabilmente ad una divinità marina, nascondono ancora molti segreti. Varie campagne di scavo dovranno cercare di colmare le molte domande in sospeso della struttura e capire le funzionalità dello stesso apparato. Ad oggi sembrerebbe che questo posto fosse un luogo di svago, anche molto erotico, di illustri personaggi che frequentavano la località. Da qui proviene anche il famoso mosaico oggi custodito al museo archeologico del territorio di Populonia a Piombino, raffigurante un naufragio con varie raffigurazioni di pesci.

La visita guidata si conclude invece con un itinerario, se posso dirlo, ancora più suggestivo. Oltrepassando poggio del Telegrafo e del castello, attraverso sentieri immersi nella macchia toscana, ci affacciamo su una terrazza naturale dove, se non fosse per la foschia, avremmo visto nitidamente tutto il panorama dell’Isola d’Elba e della Corsica.

Circumnavigando l’intera acropoli, costeggiamo questa volta le mura etrusche, enormi massi appoggiati l’uno sopra l’altro a difesa della sommità e arriviamo anche in un luogo dove vi sono enormi buche prodotte dai legni che sorreggevano le capanne etrusche; da qui è possibile intuire la costruzione delle stesse ed è in questo luogo che è stata riprodotta la capanna di cui ho parlato sopra.

Il tour finisce e io sono più contento che mai; mi prometto di andare nuovamente a visitare anche la necropoli e suggerisco a tutti i piombinesi di usufruire del grande patrimonio che essi dispongono.